Da Nord a Sud, tutti sul carro del coronavirus

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E alla fine il coronavirus è arrivato anche da noi in Svizzera. Ma, a parte le, usiamo un eufemismo, esuberanze dell’ansiosissimo Galeazzi e del produttore seriale di interrogazioni Quadri, da parte dei politici nostrani non si sono avute reazioni degne di nota.

Accade altro invece da Chiasso in giù, e dal Nord al Sud dell’Italia, dove il coronavirus, a voler pensar male (e quindi far peccato ma spesso indovinare), sembra quasi aver fatto un favore a molti, in termini di visibilità. E per una volta, lo diciamo subito, non parliamo di Salvini: ma non andiamo neanche troppo lontano, almeno politicamente.

Parliamo infatti, innanzitutto, del governatore della Lombardia Attilio Fontana, della Lega Nord. Quello che tempo fa parlava della razza bianca in pericolo per colpa degli immigrati, salvo poi, pochi giorni fa, lagnarsi della discriminazione dei lombardi. Ma non parliamo oggi della coerenza (si fa per dire) dei leghisti, ma del colpo di genio di Fontana che, proprio nel momento in cui gli occhi dell’Europa e del mondo sono puntati sull’Italia, con alcuni Paesi (Romania e Israele) che impongono una quarantena obbligatoria agli italiani in arrivo, con altri che parlano di chiudere le frontiere (l’Austria pochi giorni fa ha sospeso i treni per alcune ore), con altri italiani respinti in aeroporto alle Mauritius, che cosa fa? Una diretta Facebook con la mascherina addosso in cui annuncia che una sua collaboratrice ha il coronavirus, ma lui è sano come un pesce ma si autoisolerà per 14 giorni. Neanche a dirlo, l’immagine di un governatore con la mascherina fa gola a molti, e infatti è già fuori su diversi notiziari stranieri, come ad esempio lo spagnolo El Paìs che commenta: “L’immagine del capo della Regione in quarantena non aiuta il tentativo del governo di ridurre il livello di panico e dramma che circonda la diffusione del virus”. Ovviamente, ça va sans dire, la colpa sarebbe del solito, povero, responsabile della comunicazione.

Ma a sud non sono fessi, se si può cavalcare l’onda della paura del coronavirus, perché non farlo? E allora ecco che Nello Musumeci, governatore di centro-destra della Sicilia, piomba sulla scena chiedendo che 194 (CENTONOVANTAQUATTRO) migranti a bordo della Sea Watch in arrivo a Messina facciano la quarantena sulla nave o vadano altrove: richiesta respinta dal ministro degli Interni Lamorgese e contestata persino dall’istrionico sindaco di Messina Cateno De Luca, uno che di sinistra sicuramente non è, che dichiara invece tutti benvenuti. Ma siccome a dare addosso ai migranti siamo bravi tutti e ormai è mainstream, Musumeci si erge a baluardo dei siciliani contro l’invasione dei settentrionali untori, dichiarando, testualmente: “La Sicilia non è una terra in cui non si può sbarcare e non si può atterrare: però servono controlli perché non è possibile che i due casi registrati di positività al coronavirus riguardano turisti del Nord perché nella nostra isola non c’è un focolaio. Sarebbe meglio che i turisti dal Nord non venissero. Avete capito bene: il governatore di una terra che fonda la maggior parte delle sue risorse sul turismo chiede ai turisti di non venire. E non solo, come sarebbe sensato, a chi proviene dalle zone dei focolai, no: proprio tutti, “dal Nord”, siano lombardi, veneti, trentini o anche valdostani.

Ed è singolare che il capo di un movimento chiamato #diventeràbellissima”, riferito alla Sicilia, in nome di una non si capisce quanto utile visibilità mediatica, voglia tagliare del tutto le gambe alla stessa con dichiarazioni senza nessuna logica, che rasentano la paranoia e sicuramente non contribuiscono nè ad alleggerire il panico nè, soprattutto, ad alimentare l’unità e la solidarietà di cui il Paese avrebbe bisogno.

Da Nord a Sud, insomma, i governatori della Destra non si smentiscono mai: anche una pandemia è un carro su cui saltare al bisogno, con sceneggiate da guitti e dichiarazioni totalmente irresponsabili. Attendiamo la caccia all’untore, a questo punto.

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