Dalla parte di Carola

Di

“L’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”.

In altre parole: Carola Rackete agì in modo legittimo e corretto, seguendo le regole del soccorso in mare.

Non lo dice qualche pericoloso “buonista” o “radical chic” ma la Corte di Cassazione nelle motivazioni del No all’arresto della comandante della Sea-Watch.

Cinque righe che dicono chiaramente, una volta per tutte, che noi avevamo ragione e loro torto: salvare vite umane non è un reato. E non lo sarà mai.

Oggi, come ieri, dalla parte di Carola e di tutti gli uomini e le donne che rischiano tutto per salvare vite in mare. Grazie.

Lorenzo Tosa

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