D’Andrea, il male di una volta e quello di adesso

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La montagna incantata non c’è più: al suo posto … il male. Quello di una volta e quello di adesso. Firmato: Luca D’Andrea

Dora è una ragazzina normale e nello stesso tempo speciale. Non ha un gran rapporto con le compagne, tende a nascondersi e a coltivare i propri esclusivi interessi. Per esempio adora gli animali e in particolare, nel momento in cui entra in scena, è animata da una sola idea-missione: salvare il nido di una lince. Come tutte le adolescenti che si sentono inadeguate pratica percorsi alternativi:

«leggeva Thoreau, conosceva i danni delle microplastiche, adorava Alberto Angela, si rifiutava di leggere Melville, malediceva Hemingway e ricordava ogni parola pronunciata da Dian Fossey»

Senza per questo ricevere messaggi diversi dalla famiglia:

«suo padre le aveva detto che l’amore era come la danza delle aquile. Strano, pericoloso, e per sempre.». Eppoi le aveva spiegato che «l’animale più pericoloso è … »

Dora, nella sua autoesclusione, chatta. E va ad incontrare un apparente suo simile, almeno per quanto riguarda gli interessi, non l’anagrafe: Gert. Ha un modo strano di parlare, non dice «Sì» ma «affermativo», non dice «no» ma «Negativo». Ogni tanto si lascia sfuggire la parola «resistenza» ma i partigiani non c’entrano, qui semmai si possono immaginare cellule di ecoterroristi. D’accordo, siamo sulle Dolomiti e certe persone mantengono una modalità d’espressione tipicamente montanara, il cosiddetto «poche parole». Però siamo anche in una zona speciale, l’Alto Adige per gli italofoni, il Sud Tirol invece per i germanofoni. Insomma, terra di conflitti latenti, di pochi abitanti e di tanti animali, presenti perfino nella parlata quotidiana (per la mamma Dora è «un bruco che prima o poi diventerà farfalla»). Fatto gli è che Dora un bel dì scompare e … scatta l’allarme. Dove si è nascosta? Oppure è stata rapita?Oppure ancora … ? Una delle poche tracce da lei lasciate riguarda le conversazioni telefoniche con Gert. Facile il due più due, banale l’accostamento dei due protagonisti in fuga verso chissà quali lidi e/o ideali ecologici. Tutti la pensano così, genitori, polizia e comunità. Però c’è un poliziotto dissenziente, uno con un duro passato a Roma, uno con problemi psichiatrici e sommerso dall’incomprensione. E qui inizia il bello del giallo che porta il lettore a confrontarsi con vecchie illegalità, i bracconieri e ladruncoli, e nuove forme del male, come ad esempio la tratta degli esseri umani.
«L’animale più pericolo» è un bel giallo, o forse sarebbe meglio dire thriller. C’è tanta dura natura, montagne impervie e passaggi rischiosissimi, temperature da congelamento e silenzi infiniti. E c’è parecchia violenza con personaggi minori capaci di tutto, pronti ad ammazzare al primo battito di ciglia. «L’animale più pericoloso» è però anche un esempio speciale di narrativa «particolare»: nato su commissione è stato pubblicato a puntate sul quotidiano «La Repubblica» nel mese di agosto scorso. E scrivere puntata dopo puntata non è come dare forma ad un romanzo che può essere rivisto e rivisitato. A parte la sottigliezza del finire ogni capitolo, ogni puntata, con una bella sospensione in grado di indurre il lettore ad acquistare il quotidiano il giorno dopo (questa è la logica del classico feuilleton, o se vogliamo anche dei fumetti, pensiamo a Tex Willer…) ci sono anche gli elementi di novità improvvisi. Magari un personaggio che poi si prende uno spazio inaspettato, anche dal punto di vista dello scrittore, oppure avvenimenti che spiegano quanto avvenuto prima aprendo una questione più grande ancora. Un po’ come le matriosche, le bambole russe che ne comprendono tante altre più piccole. Qui D’Andrea inizia dal piccolo e … si ingrandisce. E’ vero, ogni tanto Dora fa pensare alla Greta più famosa del mondo, in verti frangenti si intravede l’alone di Rocco Schiavone, l’eroe seriale di Antonio Manzini. Infine l’antico conflitto di questo territorio, che permane resistente come l’acciaio, lo si è letto in tanti altri romanzi. Però «L’animale più pericoloso» ha un suo perché e merita di essere letto.

«L’animale più pericoloso», 2019, di Luca D’Andrea, ed. Einaudi Sile libero, pag. 232, Euro. 17,50.

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