Gli stranieri proprio non li vogliamo

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Mercoledì si è svolta un’altra pietosa pagina di svizzeritudine, quella chiusa e gretta dei leghisti, che hanno proposto la misura, approvata per pochi voti dal parlamento.

Parliamo della votazione che per legge, pretende che una persona che voglia naturalizzarsi non abbia fatto capo per 10 anni all’aiuto sociale.

Inutile dire che questa misura, aggiunta alle altre (permanenza per 10 anni in Svizzera, non avere pendenze fiscali o finanziarie, esami e quant’altro) rende sempre più difficile ottenere la nazionalità. Al punto che se a tutti i ticinesi fossero richiesti gli stessi requisiti il cantone si spopolerebbe da Airolo a Chiasso. Anche perché sono spesso e proprio gli stranieri a venire maggiormente sfruttati e a rischiare maggiormente disoccupazione o sottoccupazione in modo da essere costretti a chiedere dei sussidi, anche solo temporanei.

Dal PPD vediamo la carità pelosa, quando si dice che le deroghe ci possono essere per i disabili, Anche per i morti diciamo noi a questo punto, grazie tante. Molte voci si sono levate indignate, e lo hanno fatto trasversalmente nei vari partiti. Se i liberali hanno scimmiottato i leghisti, con l’eterna illusione che spostandosi a destra guadagnino voti, ha fatto da contraltare la deputata Natalia Ferrara, che non le ha mandate a dire.

“Responsabilità non fa rima con ricchezza. I salari più bassi, la sottooccupazione e la maggior parte delle difficoltà economiche sono proprio degli stranieri, e non perché non lavorano, anzi, ma perché, purtroppo, la maggior parte – pur lavorando! – non guadagna abbastanza. Vogliamo misurare la svizzeritudine coi soldi? Vogliamo davvero stabilire se una persona merita la naturalizzazione a seconda della sua estrazione sociale?”

Duro anche il Partito Socialista, compatto contro la decisione dei colleghi, che in un suo comunicato tuona contro i parlamentari borghesi e di destra:

“…La proposta è confusa e poco umana. Confusa e declamatoria perché dall’ultima revisione, entrata in vigore l’anno scorso, per chiedere la  naturalizzazione bisogna avere il permesso di domicilio (C), per il quale già sono esclusi coloro che percepiscono l’assistenza. L’ordinanza federale inoltre parla di 3 anni: quale senso ha inasprire ulteriormente il criterio passando a 10 anni? (…)

Ma la vera opposizione e indignazione verso questa proposta sorge dalla cultura disumana che trasmette, secondo cui gli stranieri sono avidi e sfruttatori del nostro benessere. Messaggi che ormai non si limitano più ad apparire su una certa stampa domenicale, ma che si sono radicati in tutti i partiti borghesi che hanno votato questa proposta. Così facendo si chiudono gli occhi di fronte alla realtà, ossia che si tratta di persone che sono giunte da noi per situazioni di difficoltà nei rispettivi paesi, volenterose di sostenere con la loro forza lavoro il nostro benessere e partecipare così alla vita economica del Paese che le ospita. Con questa iniziativa, dopo anni e decenni di lavoro sottopagato, vittime di licenziamenti o «razionalizzazioni», per una malattia o per maggiori impegni familiari, sono confrontati con il rischio di essere espulsi e di non poter accedere alla cittadinanza svizzera.”

Alla fine ci rimane una proposta meschina, che impone a chi è già in una situazione più fragile, a persone che vivono con noi da decenni, delle stigmate che le rendano sempre più “diverse”, con buona pace dell’integrazione, che ormai è tale solo a parole.

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