Gobbi è il Ticino che ci fa vergognare

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Sappiate che ci andrò pesante. Gobbi col suo ultimo tweet ha dimostrato una pochezza di spirito e un’ignoranza che sono vergognose non solo per un ministro, ma anche per una persona comune.

Giustamente sono in molti a chiedersi quando Norman Gobbi si toglierà la camicia a quadri da boscaiolo, poserà la birra da mezzo e comincerà a fare l’uomo di Stato. Ma non c’è niente da fare, dietro all’uomo di dipartimento, che rappresenta la Repubblica del Canton Ticino, c’è sempre l’hooligan che prendeva in giro un giocatore africano facendo il verso della scimmia.

Gobbi ieri ha fatto un tweet. Il tema, un tamponamento sul ponte diga di Melide, con due feriti. E che ha coinvolto 3 automezzi. Nel tweet Gobbi scrive:

“Indovinate che targhe avevano i tre veicoli coinvolti in un tamponamento assurdo in corsia di sorpasso dopo il pontediga in autostrada stasera?”

Sotto un   sondaggino con una bandierina italiana e una svizzera. Uno veramente con le palle lo avrebbe detto: sono tre macchine italiane. Ma il ministro è un bulletto da periferia senza nemmeno il vero coraggio di essere quello che è: un ticinesotto quadro, pieno di pregiudizi e con quell’allure di velato razzismo che non lo abbandona mai. Che ci siano persone ferite è meno importante che fare il classico ticinese che deve insultare gli italiani per come guidano. Ci manca solo che non li ha chiamati terroni. 

Ah, certo, smoccolare prima o poi lo facciamo tutti, quando in auto un varesotto o un milanese ci tagliano magari la strada. Ma noi non siamo ministri del nostro cantone e nemmeno lo scriviamo sui social (almeno quelli intelligenti), ed è qui la differenza, Norman non capisce che non è al bar.

Come a dire che noi i tamponamenti non li facciamo. O i croati, o i francesi. Quelle tre auto avrebbero potuto avere qualsiasi targa, perché solo una persona gretta e priva di fantasia può pensare che a fare incidenti siano solo gli italiani.

Sono quelli come Gobbi, e gli stessi che applaudono ai suoi post, a far fare figure da paesani bigotti ai ticinesi nel resto del mondo, o perlomeno del mondo che ci conosce. E mi spiace doverlo rivelare a costoro, ma non siamo proprio l’ombelico del mondo.

Forse Gobbi, ringalluzzito dalle recenti citofonate salviniane volte a “smascherare” presunti spacciatori, (leggi qui sotto)

ha pensato bene di accarezzare sul groppone quella parte del suo elettorato che in queste cose si riconosce, e che si illude di vivere una sedicente superiorità, non si sa bene alimentata da cosa.

Norman Gobbi in realtà, rappresenta proprio quella parte del Ticino che, se vogliamo evolverci davvero, dovremmo lasciarci alle spalle, quella della chiusura a priori, della superiorità da paesanotto patrizio, quella sbruffonaggine per cui non si sente mai in dovere di discutere di questa e di altre fesserie che ha pubblicato o detto. Gobbi ci fa rimpiangere altri leghisti, come Michele Barra ad esempio, che perlomeno aveva l’umiltà di ascoltare e se faceva degli errori sapeva ammetterlo. A noi rimane questo ometto da osteria prestato alla politica, che ci fa spesso vergognare come ticinesi.

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