Il personaggio: Franco Basaglia

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Da lui ha preso il nome la legge italiana che nel 1978 riforma profondamente il sistema sanitario legato all’assistenza psichiatrica. Una logica che superava quella manicomiale, ovvero di deposito di “matti”. Basaglia, psichiatra e neurologo è stato un grande innovatore e riformatore, di radici antifasciste e socialiste, fu profondamente influenzato dai suoi studi filosofici e dalle letture degli esistenzialisti come Sartre e Heidegger.

Basilari nelle sue teorie, furono il superamento (allora ovvio) dell’elettroshock e della costrizione fisica per i malati.

“Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione.”

Disse lo stesso Basaglia in un’intervista. La legge Basaglia, poi inglobata nel servizio sanitario nazionale, di per se stessa abolì i manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.

Un traguardo non da poco, in un’Italia del dopoguerra dove i malati, come peraltro in molti altri Paesi europei, venivano trattati alla stregua di animali, abbandonati e lasciati a degenerare fino all’epilogo della loro tragica storia. Esistenze spesso tristi e mostruose, di solitudine e follia accompagnarono la riforma, che Basaglia volle fortemente.

Scrisse di lui lo scrittore e saggista Claudio Magris:

“Basaglia – e con lui tutti coloro che hanno combattuto insieme la sua battaglia – ha il merito incontestabile di aver fatto cessare, o almeno di aver posto essenziali e decisive premesse per farlo cessare, uno scandalo umano e morale prima ancora che politico e sociale. La sua riforma, ma prima e più ancora tutto il suo lavoro clinico, pratico, teorico, saggistico, intellettuale, politico – ha posto fine, nei limiti del possibile, a tale iniquità; ha imposto a tutti di capire come il malato mentale non sia uno scarto dell’umanità, da segregare dalla società e dalla comunità umana, bensì una persona, che nella sua temporanea o cronica debolezza conserva – come ogni altra persona in ogni stadio e in ogni condizione, felice o infelice, armoniosa o degradata – piena dignità.”

L’Italia, ad oggi, è il primo e l’unico Paese ad aver abolito gli ospedali psichiatrici.