In alto i nostri, occhi sono rivolti a Sanremo

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Ragazzi, non scherziamo coi santi, si parla di Sanremo. Una gara che ormai da settant’anni, focalizza su di sé tutto l’interesse dei media e non solo, che per cinque giorni, a milioni di italiani, ma un po’ anche a noi, fa dimenticare le beghe politiche, le guerre in corso, l’impeachment di Trump e persino la psicosi del coronavirus.

La solitudine

Quella appena trascorsa è stata una settimana che ci ha visti concentrati sui futuri tormentoni, le prossime tendenze musicali, i nuovi look e i cantanti che da emergenti sono totalmente emersi, o hanno perfino vinto il festival, come nel caso di Diodato. Luci, fiori, strascichi e paillette. Rapiti dai giochi di luci, abbagliati dai riflettori, ma comunque sempre incollati al teleschermo. Spalmati sulla poltrona, impegnati a combattere la solitudine, a contrastare la depressione a gestire le angosce con l’immarcescibile canzonetta all’italiana. Finalmente all’oscuro di quel che accade in tutto il resto del mondo. Una terapia a reti unificate.

Canzoni?

Una settimana nazionalpopolare all’insegna della leggerezza. L’unica nota stonata, le solite immancabili polemiche organizzate ad arte per tenere alta la bandiera dell’attenzione. Tanto per non farci rilassare mai. Sempre sul pezzo. Quasi mai musicale. Alla fine le canzoni sono un contorno, una concessione che si fa alla musica tra una sfilata e l’altra, un’opzione trascurabile. Prima si premia il look dell’artista, poi eventualmente ci si china sulla sua canzone. Magari è pure bella, ma alla fine poco importa. Non è quello che interessa a chi, inebetito, continua a fissare lo schermo ancora per ore ben oltre la fine del festival senza perdersi nemmeno una virgola di tutto quello che gli ruota attorno e non c’entra nulla con la musica.

Ci vuole un fisico bestiale

La maratona inizia alle 20.30 con il “Prima festival”, si prosegue con la diretta dall’Ariston e si termina con “L’altro festival”. Sei preso in ostaggio. Ti sfilano davanti agli occhi le movenze di Gabbani, il twerking di Elettra Lamborghini, la tutina di Achille Lauro. Rancore resta, Ghali cade, Bugo se ne va e i Pinguini Tattici Nucleari continuano. Giovani e frizzanti. Poi le cariatidi della musica. Solo frizzanti. Si dà spazio a tutti. Nessuno escluso. Però per reggere alla kermesse sanremese ci vuole un fisico bestiale. Un fisico atletico, dalla costituzione robusta, il festival è solo per chi si è allenato a reggere lo stress così da arrivare indenne a fine serata. È necessaria la giusta preparazione atletica. Un po’ come per sciare. Se fai una discesa senza esserti allenato, ti spezzi le ossa.

La pillola del giorno dopo

Gli ascolti sono alti, lo share pure. Ma quanti sono i milioni di persone che sonnecchiano davanti al televisore acceso in attesa della fine del programma? Sveglia! Altrimenti come farai a parlarne con amici e colleghi, se non sei informato sui gossip della serata? Il tango di Georgina, l’abito della moglie di Amadeus, l’ennesimo Cantico dei Cantici di Benigni e il tacco impigliato nei gradini della scalinata di Sabrina Salerno. No, non te lo puoi permettere. Ti sei addormentato? No problem. Annusi un po’ cosa tira sui social, fai una capatina online, senti cosa dice il web ed eccoti pronto per la giornata. Non vorrai mica trovarti impreparato su Sanremo? L’evento per eccellenza che ci accomuna, ci unisce, e ci fa sentire meno soli. Perchè in fondo è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Sentirci meno soli. Sempre meglio che dover ricorrere allo Xanax. E quindi evviva Sanremo.

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