La mafia in Svizzera c’è, eccome

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“È difficilmente contestabile che le organizzazioni mafiose (Cosa Nostra siciliana e ‘ndrangheta calabrese) probabilmente sono molto più collegate tra di loro di quanto si affermi ufficialmente e che le stesse non soltanto ben conoscono il funzionamento della macchina statale, ma non hanno esitazioni a colpire chicchessia, ove ne ritengano l’opportunità.” Di ciò era profondamente convinto il giudice Giovanni Falcone. Ma il cancro della criminalità organizzata, non colpisce soltanto chicchessia, la presenza dell’illegalità, della corruzione e delle mafie ha da tempo superato i confini nazionali. Le organizzazioni mafiose si ritrovano a fare affari ovunque. In Germania come in Svizzera.

È una realtà che spesso viene sottovalutata. Taciuta. È un argomento di cui si parla ancora troppo poco. Preferendo infilare la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi. Per anni i patrimoni della criminalità organizzata della vicina penisola sono stati sbiancati, riciclati e tenuti sotto chiave nelle nostre banche. Oggi, con la fine del segreto bancario, di certo non è più così. Ma rimane comunque una zona grigia in cui a proliferare, a offrire gli stessi servizi di un tempo, è una selva di fiduciarie che fanno affari anche con le mafie italiane. Soprattutto in un Cantone come il nostro in cui, lo sanno pure i sassi, la ‘ndrangheta, ha da tempo messo radici. Ormai ben ancorate, in Ticino come pure nel Grigioni italiano.

Se un tempo la presenza della criminalità organizzata si faceva sentire principalmente in Ticino, da qualche tempo è soprattutto il Moesano a far gola. Ormai diventato terreno fertile per le sue celeberrime “società bucalettere”, con sede legale nei Grigioni, ma di fatto amministrate altrove. Così, se l’intera Mesolcina conta appena 8’000 abitanti, sono addirittura 1’600 le aziende registrate come presenti sul territorio. E lo sanno pure i paracarri come tali società proliferino per coprire il malaffare e, in particolare, il riciclaggio di denaro della criminalità organizzata. Le infiltrazioni mafiose in Svizzera non sono probabili, ma certe. E a permetterlo c’è una legislazione che non controlla come dovrebbe il flusso di denaro. Quello tra la mafia e la confederazione è un rapporto che ha compiuto ormai il mezzo secolo di vita.

A confermare che la mafia esiste, vive e traffica in mezzo a noi è nientemeno che l’Ufficio federale di polizia. La presenza delle organizzazioni mafiose è stata troppo a lungo sminuita, trascurata. Una cecità che non può che risultare sospetta, soprattutto pensando ai rischi e alle implicazioni che la presenza sul nostro territorio di una tale attività criminale inevitabilmente comporta. Un veleno che s’insinua non solo nel tessuto economico, ma anche in quello sociale. Con il proprio codice e le proprie regole. Del resto la presenza di esponenti di famiglie della ‘ndrangheta (e non solo) è stata segnalata e verificata in più di un’occasione, perfino con l’arresto di eccellenti latitanti che proprio da noi avevano trovato rifugio.

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