L’ignobile ricatto dell’aeroporto 

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È  Claudio Zali, dai microfoni della RSI e dalle pagine dei giornali, a espletare il ricatto, decisamente meschino, in merito alle maestranze dell’aeroporto. Detto in parole povere: licenziamento cautelativo per i dipendenti.

Il 26 di aprile si andrà a votare per decidere se mantenere il finanziamento pubblico all’aeroporto di Lugano, che ha già incamerato 40 milioni di soldi pubblici negli anni.

Il ricatto non è nemmeno nascosto. Se voterete contro l’aeroporto, licenzieremo tutti con effetto immediato. 

La colpa sarebbe naturalmente dei referendisti, non di chi è totalmente incapace di accettare una realtà cimiteriale, con un aeroporto che ormai non ha più nessuna possibilità di esistere. Addirittura i piani sociali chiesti dalla sinistra vengono rigettati: non ci sono i soldi, colpa vostra. Però i soldi per finanziare il moribondo, quelli sì che ci sono. Citiamo Martino Rossi, una delle menti più lucide e corrette sulla questione:

“… Inizia la campagna di disinformazione e di ricatto in vista del voto del 26 aprile. Limitiamoci per ora a ricordare quattro cose: 

(1) Non è il referendum sul finanziamento pubblico dell’aeroporto che ha creato la disoccupazione parziale all’Aeroporto di Lugano Agno, ma la cessazione dei voli di linea (Ginevra a fine 2017, Zurigo a fine 2019). 

(2) Il referendum non riguarda la chiusura sì o nò dell’aeroporto, ma la fine del finanziamento pubblico. 

(3) Lo scenario di un aeroporto votato all’aviazione generale (privata, business, aerotaxi, di servizio – es. Rega – scuola volo) – la sola presente oggi ad Agno – indica che esso può essere sostenuto senza perdite dai privati interessati. Senza voli pubblici non è sensato un finanziamento pubblico, che non ha potuto salvare quei voli (sono costati 40 milioni di fr. alla Città e al Cantone dal 2006, primo anno di LASA) e che indurrebbe solo a nuove avventure in perdita profonda, con i soldi dei cittadini. 

(4) Senza i voli di linea, circa 50 dei 75 collaboratori di LASA non sono più occupabili (non c’entra il referendum) e i referendisti chiedono da mesi il finanziamento e la messa in opera rapida ed efficace di un ricollocamento nel settore privato, pubblico e parapubblico (trasporti, logistica, sicurezza…).”

L’operazione squallida che si fa, infine, è buttare addosso ai cittadini la “colpa” della perdita di posti di lavoro, che invece è figlia di una malagestione che va avanti da anni e di un assistenzialismo che in altre strutture sarebbe impossibile. Per non parlare di una congiuntura che grida a gran voce l’impossibilità di sostenere, oggi, un aeroporto delle dimensioni di quello luganese con la letale concorrenza degli scali vicini.

I soldi, con enorme ipocrisia, si trovano per quel che si vuole, per continuare ad alimentare grasse greppie, ma quando poi c’è da dare una mano ai lavoratori, incredibilmente scompaiono. 

I posti di lavoro sono importanti, ma non ha senso illudere i dipendenti che ci siano possibilità di salvezza quando in realtà si è solo abbassata l’acqua di qualche centimetro per permettergli di respirare, quando l’acqua risalirà in brevissimo tempo affogandoli, visto che nelle condizioni quadro nulla è cambiato.

Quello che è giusto chiedere a Cantone e Comune è di cacciare il grano. Se c’era per salvare l’aeroporto, c’è anche per un piano di salvataggio rivolto ai lavoratori.

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