Pellicce al bando.. o quasi.

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L’industria delle pellicce vere sconfitta dagli animalisti … non ovunque però!

È di due giorni fa l’annuncio dell’organizzazione animalista “People for the Ethical Treatment of Animals” (PETA) di mettere un termine alla sua decennale campagna di lotta all’industria pellicceria mondiale dopo il divieto di commercializzare capi prodotti con pelli di animali in molti stati americani. Una bella vittoria non c’è che dire. Anche se rimane molto da fare soprattutto in certi Stati asiatici come la Cina in primis dove per ricavarne i manti pelosi, cani e gatti vengono ancora scuoiati vivi.

Lontano il tempo delle dive impellicciate

Sembrano ormai lontani gli anni in cui dive del cinema come Greta Garbo, Marylin Monroe o anche Grace Kelly indossavano con disinvoltura lunghi cappotti di visone, non solo nei film che interpretavano, ma anche nella vita reale e nessuno trovava niente da ridire. Anzi le si ammirava ed invidiava. Poiché il regalo più prestigioso che, allora, un uomo poteva sognare di fare alla sua amata – oltre al diamante che “dura per sempre” – era una costosissima pelliccia che le signore sfoggiavano con fierezza e senza pudore alcuno.

Personalmente, anche quando erano di moda e nessuno ci trovava nulla da ridire, ho sempre odiato le pellicce dietro alle quali immaginavo l’animale, qualsiasi fosse, ancora vivo. In tutta la mia vita, lo confesso, una sola ed unica eccezione, anche se a malincuore però, l’ho fatta: avevo sì e no 18 anni e mio nonno, cacciatore in quel de La Brévine, la famosa Siberia della Svizzera nel cantone di Neuchâtel, volle a tutti costi regalarmi una sciarpa di volpe fatta fare appositamente per me con due volpi (“porelle!”) da lui abbattute nei boschi sopra casa sua durante la stagione venatoria. Lui e la nonna erano così fieri di quel regalo che non avevo osato rifiutarlo. Regalo che, mio malgrado, dovetti pur indossare durante qualche gelata giornata invernale quando andavo a trovarli. Lo feci però il meno possibile e questa fu l’unica pelliccia che compose mai il mio guardaroba e che scomparve misteriosamente molti anni fa non so come né dove. Ricordo che mi cercavo una giustificazione dicendomi che sicuramente il nonno era in buona fede e che quelle due volpi rosse che erano state trasformate in soffice girocollo erano certamente state uccise sul colpo e non avevano sofferto … 

Anche la Regina Elisabetta ha rinunciato al suo visone!

Torniamo però alla storica decisione della PETA di sospendere la sua campagna, una campagna durata un trentennio e che ha messo a nudo, in fotografie perlomeno, bellissime attrici e modelle, da Pamela Anderson ad Eva Mendes, apparse svestite o quasi dietro lo slogan “Preferirei andare in giro nuda piuttosto che indossare una pelliccia”. Un messaggio forte veicolato da personalità mondialmente conosciute e dal fisico perfetto e che a quanto pare ha quindi raggiunto l’obiettivo prefissatosi dall’organizzazione animalista, cioè far sì che tante fabbriche e tanti marchi di moda, nel mondo, usassero sempre di meno le pellicce di animali nei loro prodotti.

Nel corso degli anni la campagna PETA ha fatto leva su slogan dai toni forti veicolati da Kim Basinger o Gillian Anderson ad esempio, quali “se stai bene nella tua pelle, lascia gli animali stare bene nella loro” o addirittura rivolti ai bambini come “tua mamma uccide gli animali”. Gli introiti delle vendite dei famosi poster di intere generazioni di dive che hanno posato per la campagna sono stati versato al gruppo nonprofit “Liberazione animale” fondato nel 1980 a Ingrid Newkirk e Alex Pacheco.

Un appello per i cani martoriati in Asia

Stando al vice presidente della PETA, Dan Matthews che ha spiegato la decisione di chiudere la campagna di sensibilizzazione, in alcuni Stati americani, come uno dei più influenti per quanto concerne questo tema, ossia la California, è stato introdotto il divieto di commerciare capi di pelliccia. “Abbiamo lottato tanto in modo che finalmente tanti creatori di moda abbiano deciso di rinunciarci, ora però dobbiamo guardare avanti e non adagiarci sugli allori”. Infatti grandi case come Prada, Chanel e Burberry per citare solo alcune delle più note si sono ripiegate su materiali sintetici e persino la regina Elisabetta d’Inghilterra da sempre amante delle pellicce, avrebbe rinunciato ad indossare il suo visone! 

PETA ha annunciato ora di volere concentrare la sua lotta contro altre pratiche come l’allevamento intensivo, la sperimentazione sugli animali e l’uso di animali nell’industria del divertimento. Speriamo però, perché si sa che anche gli animali provano sofferenza, che l’organizzazione non dimenticherà le atrocità tuttora patite dai cani e gatti scuoiati vivi in Cina ed altri Paesi asiatici. Scuoiati vivi per la loro pelliccia e per essere mangiati.

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