Per fare l’arte ci vuole un fiore

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Jelly Green è una giovane pittrice inglese che ha trascorso lunghi periodi della sua vita nelle foreste pluviali a dipingerne la natura. Le ritrae per cercare di salvarle, destinando i proventi dei suoi quadri alla salvaguardia proprio delle foreste. 

Per fare un albero

Ci vuole un fiore. Così cantava Sergio Endrigo. Certo, per fare un albero ci vuole un fiore ma tanto altro ancora. Soprattutto per farlo crescere e mantenerlo in vita. Amore, consapevolezza e coscienza. E se ci fermassimo un attimo prima di radere al suolo intere foreste o anche solo a tagliare un albero, una riflessione forse la faremmo. Importantissime per il nostro ecosistema, le foreste pluviali sono una fonte preziosa per la produzione di medicinali che vengono sviluppati da piante che crescono solo lì. Si sente spesso dire “Non umanizziamo le piante!” Perché no? Gli alberi ci fanno star bene, parliamo con loro, li abbracciamo, ci sediamo all’ombra delle loro fronde nelle calde giornate estive. E loro ci ripagano con frutti, fiori, colori e ossigeno. Sì perché sono proprio loro, insieme al plancton, che ci permettono di respirare e vivere. E noi questo troppo spesso ce lo dimentichiamo.

Georgia O’Keeffe e Henri Rousseau

Jelly Green no. L’artista, oscillante tra lo stile pittorico di Georgia O’Keeffe con i suoi fiori giganti e le foreste lussureggianti di Henri Rousseau, proprio perché non se ne dimentica, dipinge con uno scopo ben preciso. Guadagnare per piantare alberi, laddove incendi, profitti e stupidità li distruggono. Concentrata a ritrarre le foreste pluvali prima e dopo la deforestazione, trascorre settimane nelle case sugli alberi, osserva il mondo circostante cogliendone i particolari che trasfonde poi su tela o su fogli di carta. La sfida più grande per lei non è tanto la solitudine e neppure la fauna selvatica, bensì “l’umidità che a volte non permette agli acquerelli di asciugare.” 

Boschi, mari e fiumi attraverserò

Dall’Australia, passa alla nuova Zelanda e poi allo SLanka per tornare nel Borneo e nell’Amazzonia. Viaggia e nel suo peregrinare dipinge quel che ancora c’è. Testimonia ciò che fra un po’ non ci sarà più. Racconta che spesso assiste a spettacoli dolorosi, come quello di oranghi, scimmie, elefanti e pitoni che si riversano sulle coste perché sfuggono alla devastazione delle piantagioni dell’olio di palma. Sfuggono alla stupidità e alla scelleratezza. 

Natura morta

Ed è proprio dopo aver trascorso lunghi periodi, ritraendo la natura di quegli spazi anche una volta rasi al suolo, che l’artista dipinge la morte della natura mostrandone la forza e la maestosità, ma anche la fragilità. Non si fa nulla finchè sono in vita e poi le si piange e si pagano fior fior di quattrini per averne uno squarcio a casa da poterselo ammirare. Un po’ come il ritratto incorniciato della nonna. 

Green forever

Ritrarre le foreste viene definita dall’artista un’esperienza appassionante. Anche ammirare i suoi quadri lo è. Senti il profumo della terra umida, il sussurrare delle foglie, la forza dei rami, i colori vibranti dei fiori, il frusciare degli insetti, il bisbiglio della natura. Chi acquista una sua tela si porta a casa un pezzo di pace, una porzione di tranquillità e una rappresentazione in tutta la sua completezza e grandiosità di quello che fra un po’ non ci sarà più. E quindi un bene ancora più prezioso. Ritratte su fogli o tela sopravviveranno alla nostra arroganza, superficialità e indifferenza. Sopravviveranno nonostante tutto. 

L’albero della vita

L’ultima mostra della giovane artista che si è tenuta a Londra, ha destinato i fondi a Regua una Ong brasiliana che ha piantato 500 mila alberi negli ultimi 20 anni. Jelly Green continua a viaggiare dipingendo le foreste. Custode testamentaria di un mondo che se ne va. La sua prossima sfida sarà quella di appendere i suoi dipinti alle pareti di un edificio in modo da simulare l’altezza delle piante e tutto il mondo che sta nella foresta. “Le foreste pluviali sono gli ultimi luoghi misteriosi rimasti sul pianeta, oltre agli oceani profondi, e dobbiamo proteggerli, ne rimangono cosi pochi”, dice l’artista. In bocca al lupo Jelly Green. È dai piccoli gesti che si fanno le grandi rivoluzioni. Dai fiori e non dai cannoni. E forse, certe canzoni dovremmo impararle a memoria, ascoltarle e cantarle più spesso.

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