Pizza e cocaina

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Ma quale pizza, dai. O chissà quale altro fast food recapitato direttamente a casa. Oggi i veri affari si fanno con la consegna della roba, intesa come droga, a domicilio. Ti rimane solo l’imbarazzo della scelta. Te la ordini stando comodamente seduto in poltrona. Ormai funziona così anche da noi. Con un sms o una telefonata in cui specifichi cosa e quanta ne vuoi e nel giro di poco ti ritrovi con il tuo “fattorino” di fiducia che sull’uscio di casa ti consegna lo sballo che cercavi. La più gettonata rimane la cocaina. In Svizzera, il suo consumo è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni.

Non siamo ancora ai livelli di quella banda sgominata qualche tempo fa a Milano ma, questa nuova frontiera dello spaccio, sta velocemente prendendo piede anche da noi. E non sono poche le indagini finora condotte dalla polizia ticinese in questo senso. È ormai una modalità consolidata. Ce lo aveva già suggerito lo smercio di droga e armi, possibile e ancor più facile grazie alla rete e al dark web, ma qui siamo ormai oltre. Al porta a porta. Dopo che le enciclopedie e il sapere si sono fatti liquidi e Wikipedia ha sostituito l’Enciclopedia britannica, ora che le edicole e i negozi chiudono per farsi virtuali, ecco che lo spaccio segue a ruota.

A Besso, ormai ripulita, non ci sono più gli spacciatori per strada. Vero. Ma questo non significa che la cocaina sia sparita o il suo consumo diminuito. Col cavolo.  Secondo un recente rapporto sulle dipendenze in Svizzera, il 4,2% della popolazione dai 15 anni in su consuma cocaina almeno una volta nella vita. I consumatori abituali sono uomini tra i 20 e i 34 anni. E le conseguenze della dipendenza abbastanza rapidamente si trasforma in disturbi d’ansia, mentali, stati deliranti, paranoia, depressione e anche la morte. Talvolta addirittura una morte violenta. Potere della polvere bianca considerata una panacea per tutto, capace di tenerti sveglio e attivo ben oltre le tue capacità.

In cima alla lista delle città svizzere, già capitale finanziaria, c’è Zurigo. Lo scorso anno sono stati consumati quasi quattro grammi al giorno di cocaina ogni 1000 abitanti, nella città sulla Limmat. Cinque anni fa il consumo giornaliero ogni 1000 abitanti era di poco più di un grammo e mezzo. Zurigo vanta poi un altro poco invidiabile primato, nella classifica delle sessanta città europee per consumo di cocaina è al secondo posto, superata solo da Barcellona. Tra le prime dieci ci sono però anche altre città svizzere: San Gallo (quarta), Ginevra (quinta), Basilea (ottava) e Berna (nona). A dimostrare anche che l’associazione finanza/cocaina è ormai stata superata da tempo.

Il prezzo della polverina bianca, nel corso degli ultimi trent’anni, è diminuito di quasi otto volte. A farne uso dagli artigiani alle casalinghe, dagli insegnanti agli studenti, dai cuochi alle persone spesso più insospettabili e che appartengono a tutte le classi sociali, nessuna esclusa. La cocaina è ormai la droga di tutti. Tanto popolare quanto democratica. E se a questo ci si aggiunge pure la nuova formula di consegna a domicilio che, rispetto allo spaccio in strada, è decisamente più sfuggente, e altrettanto chiaro come le strategie fin qui adottate per arginare il fenomeno siano francamente ridicole. Ancor di più se il centralino a cui fare le ordinazioni, proprio come la maggior parte dei call center, si trova all’estero. Ma, del resto, in un mondo globalizzato, pizza o cocaina poco importa, ciò che conta è soddisfare al meglio le richieste del mercato, ovunque esso vada. 

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