Quando Weinstein aveva il potere

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Quando Weinstein aveva il potere poteva permettersi tutto: belle auto, grandi case, tanti soldi, le persone. Le donne per lui erano solo oggetti da poter usare a suo piacimento. Poi, un giorno, una di loro ha deciso di dire basta, e così il suo castello di carte è crollato. Oggi Weinstein non ha più potere e in tribunale, per impietosire la corte, ha deciso di venire col deambulatore.

Colpevole di aggressione sessuale e stupro. Così si è espressa la giura nei confronti di Harvey Weinstein. È colpevole di aver stuprato, nel 2013, l’ex attrice Jessica Mann in una camera dall’albergo. È colpevole per aver commesso atti sessuali criminali nei confronti di Miriam Haley, la sua ex assistente, nel 2006. L’ex produttore rischia dai 5 ai 25 anni di carcere per l’abuso fatto contro Haley, il più grave secondo la legge statunitense, e 4 anni di libertà vigilata per quello commesso contro Mann. Bisognerà attendere l’11 marzo però per poter sapere quanti anni dietro le sbarre dovrà scontare secondo il giudice. 

L’ex numero 1 della Miramax evita il peggio. Infatti sui 5 capi d’accusa imputatogli, solo due gli sono stati riconosciuti. Assolto per le altre tre accuse, le più gravi, come quelle di aggressione sessuale predatoria, che avrebbero potuto costargli l’ergastolo.

Il processo alle vittime 

Il processo ha avuto inizio lo scorso mese di gennaio e Weinstein puntava tutto su due cavalli solitamente vincenti per poter ingraziarsi la giuria americana: la cura dell’immagine e l’avvocato di spicco.

Si era presentato debilitato in aula. Visibilmente dimagrito e smunto, si reggeva in piedi grazie a un deambulatore, forse per reali problemi di salute o forse per fare scena e impietosire stampa e giurati.

L’ex produttore si è rivolto a Donna Rotunno come suo difensore. Conosciuta anche come “legal rottweiler”, l’avvocata si è meritata questo appellativo grazie alla sua specializzazione nella difesa di uomini accusati di stupro (39 assolti su 40). La tecnica utilizzata da Rotunno è semplice quanto spietata. Incalza con aggressività  le donne denunciatrici, che da vittime passano ad essere le colpevoli, e devono provare di non essere loro ad avere la colpa delle violenze subite. 

Per la difesa le vittime avevano avuto rapporti consenzienti col produttore allo scopo di avere delle agevolazioni per la loro carriera nel mondo dello spettacolo, e di essersi ricordate dello stupro solo dopo aver visto che da questa storia potevano ricavarci soldi.

La pressione psicologica esercitata dall’avvocatessa è stata così pesante da causare un attacco di panico a una delle due vittime.

Il #MeToo inchioda il potere 

La voce ad Hollywood circolava già da anni riguardo a “comportamenti ambigui” che il produttore intratteneva con le giovani attrici durante i provini.

Ci sono voluti anni prima che questi “comportamenti ambigui” si togliessero la loro pelle d’ipocrisia e si iniziasse a parlare di “casting couch”, ovvero di prestazioni sessuali in cambio di un ruolo in un film.

Grazie a una serie di articoli-denuncia pubblicati nel 2013 dai giornali New Yorker e New York Times vengono a galla i primi casi di violenza, avviando così quello che poi è diventato il movimento #MeToo,  l’urlo di denuncia globale alla cultura della violenza  sulle donne.

Così una voce ha chiamato altre voci e, quello che all’inizio si trattava di un caso isolato, si è rivelato essere un vero e proprio piano predatorio. Una fitta rete dove il potere e il sesso si fondevano alla perfezione.

Ma il potere, i soldi, l’avvocato prestigioso non sono sufficienti a smontare la giustizia, né tanto meno la denuncia collettiva di migliaia di donne, che hanno deciso di dire basta a questa violenza silenziosa.

Perché al potere dato dai soldi ci si può sempre contrapporre con quello della parola. Il potere e la ricchezza non bastano più a lasciar impunito chi commette un abuso. 

E, come dice bene il procuratore di Manhattan Cyrus Vance «Lo stupro è stupro, che venga commesso in un vicolo oscuro da un estraneo, o da un uomo di immenso privilegio. Questo è un nuovo giorno».

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