“Ridiamo dignità all’italiano in Svizzera”

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“Bisogna ridare dignità alla lingua italiana in Svizzera!”

Lo dice Pietro Gianinazzi, presidente dell’Associazione svizzera della lingua italiana con sede a Berna che abbiamo intervistato alcuni giorni dopo la pubblicazione dell’annuncio dell’Ufficio federale della sanità che cercava un “farmacista/farmacisto”. Stando all’ASDLI c’è molto lavoro e i cantoni Ticino e Grigioni che ricevono dalla Confederazione fior di quattrini per promuovere l’italiano fuori dai loro confini rimangono passivi.  

I cantoni Ticino e Grigioni non fanno abbastanza per difendere l’italiano

“Stando all’articolo 70.5 della Costituzione svizzera” ci spiega il ticinese Pietro Gianinazzi che, assieme a un gruppo di italofoni ha fondato l’ASDLI il 12 gennaio 2013 a Berna, i cantoni Ticino e Grigioni sono referenti per la lingua italiana in Svizzera e per promuoverla il Ticino riceve annualmente dalla Confederazione 2,45 milioni di franchi mentre al cantone Grigioni che deve anche difendere la lingua romancia ne vanno attribuiti addirittura 4,9 milioni.” 

Il presidente dell’ADSLI ritiene però che i due cantoni non si impegnano abbastanza nel compito che spetterebbe loro, ossia l’incoraggiamento della lingua di Dante nel resto della Svizzera: “È vero” ammette “che la legge sulle lingue in vigore non permette ai cantoni di uscire dai propri confini e quindi sia il Ticino che i Grigioni avanzano questa scusa per rimanere passivi verso il nord del San Gottardo dove, non dimentichiamolo, vivono oggi due terzi della popolazione italofona della Svizzera!”

Verso una campagna di sensibilizzazione

Cosicché l’associazione ha deciso di correre ai ripari e ha in cantiere, nelle prossime settimane, una campagna di sensibilizzazione del Consiglio federale e delle due Camere in modo da procedere rapidamente alla modifica della legge sulle lingue: “così”, spiega Gianinazzi, “da potere mettere i due cantoni di fronte alle loro responsabilità future.”

Ma, tornando all’errore grossolano dell’Ufficio federale della sanità che ha mascolinizzato il sostantivo farmacista in farmacisto, chiediamo a Pietro Gianinazzi se lo spiega con la scarsità di qualità delle traduzioni fatte a Palazzo o piuttosto o del poco conto che si dà alla lingua italiana in quel di Berna? “Innanzitutto” ci risponde Pietro Gianinazzi, “non sono neppure sorpreso di quanto è successo e non do la colpa ad un’eventuale scarsità di traduttori bensì piuttosto alla leggerezza con la quale le traduzioni vengono fatte nella lingua del Sommo Poeta e tengo anche a sottolineare la mancanza di quadri dirigenti che a Berna padroneggiano questa lingua!”

Un sostegno finanziario per lavorare in modo ottimale

Intanto il prossimo 14 marzo avrà luogo a Berna il primo Convegno ASDLI-Swiss Federalism durante il quale si terranno relazioni sulla situazione della lingua italiana e il federalismo in Svizzera mentre l’assemblea generale del 25 aprile prossimo sarà l’occasione per l’associazione di trattare il tema del rispetto della lingua italiana nei comunicati tanto della Confederazione quanto delle strutture che direttamente o indirettamente sono aiutate dalla Confederazione: “Riteniamo”, lancia il presidente Gianinazzi, “ che non ci sia spazio a compromessi e che i comunicati debbano essere fatti nelle tre lingue ufficiali … mentre l’inglese, noi, non siamo contrari a piazzarlo al quarto posto!  Stiamo facendo un lavoro che le istituzioni al momento non fanno e ci aspettiamo quindi di ricevere il dovuto sostegno finanziario per lavorare con strutture professionali in modo ottimali” conclude il dinamico ticinese.

Info: www.asdli.ch 

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