Salvate il professor Junaid

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Condannato a morte in Pakistan: il mondo si mobilita per salvare il professore Junaid

Juanid Hafeez, 33 anni, avrà la stessa fortuna della sua compaesana, la cristiana Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia contro il profeta Maometto e assolta due anni fa dopo dieci anni di carcere? Incarcerato nel 2013 e da allora in isolamento è accusato anch’egli di blasfemia e nello scorso dicembre è stato condannato all’impiccagione. In suo favore si stanno militando le organizzazioni internazionali che stanno raccogliendo firme in tutto il mondo per una petizione da inviare al primo ministro pachistano Khan. 

Mobilitazione mondiale

Il giovane professore rischia la vita per avere indetto una lezione sui diritti delle donne in un’università del suo Paese e ciò dopo essere ritornato dagli Stati Uniti dove aveva svolto un programma come borsista.

La lezione che gli è valsa una denuncia da parte di un gruppo di studenti conservatori è stata condotta insieme ad una scrittrice. Stando ai suoi delatori, Hafeez avrebbe anche insultato il profeto Maometto sui suoi profili social.

La petizione per cercare di salvarlo, lanciata tramite la piattaforma Change.org su iniziativa di una collega americana del professore condannato ha raccolto sinora oltre 330’000 firme mentre diverse associazioni di portata mondiale come Amnesty International e attivisti si stanno mobilitando per tentare di ottenere l’annullamento di una sentenza ritenuta ingiusta. 

Avvocato assassinato

L’avvocato del professore Hafeez, Rashid Rehman è stato assassinato nel 2014 proprio per avere avuto il coraggio di assumerne la difesa in un Paese dove la blasfemia e l’apostasia sono considerati crimini che il codice di procedura penale punisce con la condanna a morte per impiccagione. Per quanto riguarda la blasfemia, l’articolo recita: “chiunque a parole sia per iscritto o a voce ovvero attraverso una rappresentazione visibile o insinuazione, diretta o indiretta, denigra il sacro nome del Santo Profeta Maometto è condannato a morte.” Inconcepibile per le nostre mentalità moderate.

L’appoggio di Asia Bibi

Questa legge è stata introdotta nei lontani anni ’80 e da allora i casi di blasfemia sarebbero stati 1500. Quello più clamoroso poiché ne era stata vittima una cristiana fu appunto quello di Asia Bibi, assolta grazie alla solidarietà internazionale. Da allora la donna che vive protetta lontana dal Pakistan lotta affinché il suo sfortunato connazionale sia liberato. Purtroppo il tema rimane scottante nel Paese asiatico dove, nel 2011, il governatore dello Stato del Punjab Salman Taseer, fu ucciso dalla sua propria guardia del corpo proprio perché aveva duramente criticato la legge sulla blasfemia.

Ora per il giovane e brillante Junaid Hafeez che da quasi sette anni ormai vive in un isolamento terribile con lo spettro di una morte atroce soltanto per avere voluto insegnare a degli studenti di un’università del suo Paese che anche le donne hanno dei diritti, è una corsa contro il tempo. Non ci resta che sperare che la macchina mondiale della solidarietà possa compiere un altro miracolo.

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