Telefonino spento, mente accesa

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La Commissione formazione e cultura ha firmato all’unanimità il rapporto che regola l’utilizzo dei cellulari nelle scuole dell’obbligo. Potrà entrare in aula, ma solo se disattivato e non potrà essere usato durante le pause. 

Ore 09:45 di un venerdì. Da qualche parte in Ticino una classe sta passando la propria ricreazione. Sono in dodici. Età media: quattordici anni. L’ambiente è silenzioso. Tutti sono intenti ad armeggiare con il proprio smartphone, chiusi ognuno per il proprio mondo fatto di giga e qualche like. 

C’è Claudio, gobbo sulla sedia che gioca a Hungry Shark. Si mangia tutti i pesci di un mare virtuale e cerca di battere il record di Francesco, seduto tre banchi più in là. In fondo c’è  Serena, che guarda le foto delle influencer su Instagram e si piace sempre meno. Vorrebbe essere come loro, ma non può, non è perfetta. Da parte a lei c’è Tobias, in piena tempesta adolescenziale, che chatta con una ragazza conosciuta sul web. Pensa a Serena, ma lei è troppo distratta. Poi, in prima fila, c’è Laura, la secchiona della classe, che legge le notizie online, sebbene da parte a lei ci siano i giornali portati in classe dal maestro. Infine ci sono Luca e Mattia, che scattano una foto di nascosto a Laura, la mettono sui social e la taggano come “la balena”. Si guardano, se la ridono.

Stop ai cellulari in classe

Banditi i telefonini dai banchi di scuola. È questa la decisone presa dalla commissione parlamentare, firmando all’unanimità il rapporto sulla mozione presentata da Giorgio Fonio (PPD), Henrik Bang (PS) e Maristella Polli (PLR), per far sì che i cellulari siano spenti anche durante le pause.

Se le nuove disposizioni verranno accettate anche dal Gran Consiglio, si applicheranno in tutte le sedi dell’obbligo, scuole medie in primis. Per chi sgarra ci sarà il ritiro temporaneo del dispositivo e l’avviso ai genitori.

Un intervento, questo, voluto per limitare l’utilizzo eccessivo degli apparecchi e anche per evitare il cyberbullismo. 

Di tutt’altra idea si professa il Consiglio di Stato che, prima delle lezioni, aveva dichiarato tramite una nota stampa di non sostenerla poiché “proibire in modo assoluto l’uso dei telefonini a scuola significherebbe dunque non solo venire meno a un indispensabile compito educativo, ma anche rinunciare a valorizzare opportunamente quello spazio privilegiato di confronto, di scambio e di crescita rappresentato dalla scuola”.

Giovani sempre più connessi 

Secondo uno studio del 2019, condotto dalla Commissione federale per l’infanzia e la gioventù, i ragazzi tra i 16 e i 25 anni trascorrono in rete 4 ore al giorno nel tempo libero. Un trend questo che continua a crescere e che tende sempre di più a colpire i giovanissimi. 

Le nuove generazioni di nativi digitali si approcciano alla tecnologia molto precocemente, già in tenera età. Il primo contatto avviene con i genitori, che spesso, per calmare i più piccini, ricorrono allo stratagemma di piazzarli davanti a un cartone o giochino sul tablet. Poi, alle elementari i primi reclami per poter ricevere un telefonino.

Mettere dei paletti ha quindi senso? Deve essere la scuola a farlo? Adottare un atteggiamento più duro basta a marginare il problema? 

Spegni il telefono e accendi la tua anima 

Nel 2018 la dipendenza da cellulare è stata riconosciuta ufficialmente come malattia. Ma questo, oltre al bullismo sui social, non è l’unico rischio. 

Possiamo fare tutto con un telefonino. Tutto. Eccetto una cosa: toccarci. 

Avere un contatto diretto con l’altro, poterne sentire il calore, poterne vedere l’espressione. 

Cresciamo in un mondo dove i giovani conoscono meglio il linguaggio del web che quello umano. Abbiamo paura di sentire le emozioni di chi ci circonda. Temiamo il contatto fisico con l’altro. Non sappiamo più come sfiorarci.

Paradossalmente, ciò che doveva abbattere le distanze fra di noi, internet, ci ha resi ancora più distanti. 

Come fare quindi per uscire da questa rete per pesci 2.0? Possiamo cominciare spegnendo il telefono  e “spegnendoci”

Così Claudio e Francesco non ste ne stanno più gobbi a ricreazione, ma escono a giocare a pallone. Così Serena smetterà di volersi male e capirà che per qualcuno lei è già perfetta così com’è.  Così Laura leggerà il giornale insieme al professore, scambiandosi opinioni. Così Mattia e Luca potranno iniziare a lavorare su se stessi, invece che denigrare gli altri. 

Così, a cellulare spento, ricominceremo a da accenderci.

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