Un buon compromesso svizzero?

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No. Quello scaturito dal parlamento e che andrà in votazione, la revisione della legge sulla caccia, non è un buon compromesso. È l’ennesima concessione a chi vede la natura come il campo davanti a casa.

A me la Sommaruga piace. Così pacata, gentile, caruccia. Con quell’aria un po’ da mamma comprensiva, che quando fai i disastri ti guarda seria ma poi sorride.

Stavolta però no, cara Simonetta, non ci sto. Il 17 maggio prossimo saremo chiamati a votare la nuova legge sulla caccia, che di fatto facilita l’abbattimento dei lupi (un’ottantina attualmente sul nostro territorio), facendo modo che i cantoni possano agire preventivamente negli abbattimenti, prima che si presentino predazioni ad animali domestici come oggi. Le regole ci saranno anche, ma l’impressione è che per il lupo la vita, già difficile, si sia fatta ancora più complicata.

“la nuova legge sulla caccia è un buon compromesso tra uomo e lupo”.

Ha dichiarato la presidente della Confederazione.

Col cappero, Simo, prova a chiedere ai lupi. Questa legge, come quella delle riserve indiane negli Stati Uniti un secolo e mezzo fa, è un buon compromesso solo per una parte. Negli USA lo era per i bianchi, qui lo è per l’uomo e i cacciatori.

Parlare di compromesso alla svizzera, e cioè un colpo al cerchio e uno alla botte, è fuorviante.

Qua diamo un colpo al lupo e un altro al lupo.

Ci sono regioni in Europa che gestiscono meglio i canidi selvatici, utilizzando altri metodi. Non si capisce perché una specie è in teria protetta, ma poi si procede ad abbattere capi che appartengono a comunità esigue. Insomma, non parliamo di merli o di passeri, ma di lupi. 80 individui in tutta la Svizzera non sono proprio il mucchio selvaggio, possibile che non ci siano altre soluzioni all’abbattimento? E soprattutto, si sono cercate? O si è ceduto biecamente alle pressioni di cacciatori e allevatori?

È comprensibile la rabbia di un contadino che si vede mangiare dieci pecore da un lupo (le uccisioni in tutta la Svizzera sono dalle 3 alle 500 l’anno) ma tutti sanno che ci sono metodi di accompagnamento delle greggi o di guardia, che limitano fortemente le uccisioni. È certo che se vogliamo far pascolare gli ovini liberi senza manco un cane, un asino o un paio di lama a proteggere il gregge, il disastro è assicurato. Eppure capire che la biodiversità è importante è un imperativo anche per il futuro. Perché non possiamo cambiare sistema energetico, spingerci verso un’economia verde e più rispettosa dell’ambiente e trovare sempre la soluzione più facile e cruenta per liberarci del problema.

Migliaia di specie sono già scomparse. Il numero degli insetti è crollato drasticamente. Noi continuiamo a gestire il territorio come un benevolo inquilino fa con il praticello di casa, mettiamo il veleno per le lumache, le trappole per le vespe e le talpe e tagliamo l’erba a due centimetri mettendo il concime. Se vogliamo un territorio bello ma morto la strada è perfetta. Se invece vogliamo metterci in gioco seriamente, no, Simonetta, né questo né altri sono buoni compromessi, sono semplicemente passi indietro in una situazione quasi disperata.

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