Un metro e mezzo di statura

Di

“Voglio uccidermi, non sopporto più che mi prendano in giro, voglio pugnalarmi al cuore, voglio che qualcuno mi uccida, voglio morire proprio ora”.

Quaden Bayles è un nano. Un diversamente alto, ma uguale nel cuore e nell’anima. Chiamiamo le cose col loro nome, perché il connotato negativo lo prendono solo in seguito al veleno che c’è sulla lingua di chi le pronuncia. Quaden è un bambino bullizzato che va a scuola con la morte nel cuore. Questo è ingiusto e orribile, come è orribile per tutti i bambini che subiscono la stupida crudeltà dei coetanei o degli adulti.

Conosciamo la sua storia grazie a un video che una madre disperata ha postato su Internet.

Fa un male terrificante, vedere il filmato dove Quaden sputa con rabbia e dolore queste parole. Percepiamo la sofferenza come una scudisciata tangibile, che trasuda dagli occhi socchiusi insieme alle lacrime e alla bocca atteggiata a una smorfia. Quaden non frigna. Piange di rabbia, dolore e frustrazione. Fa male perché nessuno dovrebbe subire quello che il piccolo Quaden subisce. Fa un male terrificante pensare alla madre che posta il video e che sentiamo, verso la fine, con voce rotta, cercare di consolare il figlio.

Certo, la gara di solidarietà della anime gentili è partita subito, perché quel video fa soffrire molti e il faccino distrutto di Quaden ci inchioda ai nostri pregiudizi. Ma sappiamo tutti che se ci sarà una rivoluzione dovrà essere nei cuori di quelli come lui, e che deve passare anche attraverso rabbia e dolore.

Peter Dinklage ci ha portato un nuovo sguardo in questi anni, lo ha fatto col suo personaggio, Tyrion Lannister nel Trono di Spade. Un nano, eppure il personaggio più gigantesco della saga. Tyrion è malvoluto dalla famiglia, bullizzato da padre e sorella, disprezzato dai più. In lui c’è però una smisurata umanità. Umanità che solo i comprimari più raffinati, gentili e sinceri riescono a cogliere nella sua interezza.

In quella serie tv amata da mezzo mondo, Tyrion fa innamorare, è astuto, umano, saggio e un po’ cinico. E Dinklage è sfolgorante nella sua recitazione.

Essere nani non è facile, hai la testa grossa, le gambe e le braccia corte. Non ci sono cazzi. È il nostro sguardo però a sbagliare, a leggere cose stupide. Un braccio corto, un naso lungo, una spina dorsale ritorta. A volte vedo questi cambiamenti nel corpo di una persona e lo ammetto, non sempre è facile accettare nell’immediato, siamo programmati altrimenti. Proprio per questo alla nostra intelligenza e alla nostra empatia è delegato un lavoro alacre.

La bellezza non è nel vedere tutti come se fossero uguali, ma pensare, sforzarsi, ragionare sul fatto che tutti siano uguali, un lavoro quotidiano e continuo, faticoso e appagante.

Cerco di non vedere più quei canoni che una cultura sbagliata mi ha imposto. Cerco di guardare davvero, e di ascoltare. E allora anche la grassona in tele o lo strabico in bus diventano qualcosa di diverso. Giudicare è facile, lo facciamo tutti i giorni, lo fanno anche i migliori tra di noi.

Quello che dobbiamo a Quaden e a tutti è un secondo sguardo, più umano e gentile, meno spocchioso. Sei nato con le braccia lunghe e il naso bello, amico? Beh, non è merito tuo, come non è merito tuo nascere da una parte o dall’altra di una frontiera.

E io, che ho adorato Daenerys Targaryen “Nata dalla tempesta” e Jon Snow il bastardo degli Stark, ho amato alla follia Tyrion il nano.

E ancora oggi quando lo guardo nelle foto, penso che quell’uomo sia un figo della Madonna.

E mi rendo conto che quando riusciamo con lo sguardo a perforare quel velo gommoso dei pregiudizi, scopriamo mondi straordinari che ci aprono avventure incredibili.

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