Una vita da 13enne che non conta nulla

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La vita di Céline, la ragazzina tredicenne che nell’agosto 2017 a Dietikon (ZH) si suicidò in seguito alla pubblicazione di una sua foto compromettente vale ben poco: mercoledì il Tribunale dei minorenni di Dietikon nel canton Zurigo ha condannato il ragazzo oggi 17enne che ottenne il selfie, a sette giorni di lavori di pubblica utilità tre dei quali sospesi, per coazione e pornografia.

Io sono mamma di due maschi e quindi non so cosa significa avere avuto una figlia adolescente. Ora però sono anche nonna di una nipotina di quasi quattro anni e pensare che una cosa simile potrebbe un giorno succederle, mi fa semplicemente ribollire il sangue nelle vene.

Certamente tanti diranno che la giovane Céline doveva forse soffrire di problemi psicologici del suo per arrivare ad un gesto tale per così poco … Così poco è presto detto ad un’età dove si è vulnerabili e dove lo sguardo degli altri conta, eccome se conta. Perché a tredici anni una ragazzina che si innamora di un coetaneo pensa di potersi fidare di lui e quando costui le chiede delle foto intime, per non dire osées … lei forse si sente lusingata, perché no, addirittura amata, ma certamente non le viene in mente che quelle foto da lì a poco finiranno in pasto ad un pubblico che riderà di lei sui social.

Va poi detto che Céline non viveva in una grande città dove avrebbe anche potuto passare inosservata, ma bensì risiedeva in un piccolo comune del canton Argovia dove certamente si conoscevano tutti e dove bastava poco perché fosse derisa e peggio, com’è purtroppo successo, dov’è stata messa addirittura alla gogna diventando presto il bersaglio di pesanti insulti e minacce.

A 13 anni si ha la vita davanti e la vita può essere davvero bella. Ma a 13 anni conta lo sguardo degli altri e quello sguardo, se perfido, se malevolo può fare della vita di una fragile ragazzina che forse non ha avuto il coraggio di confidarsi con mamma e papà, un incubo. Che la spinge come ultima ratio al gesto estremo.

Poiché, va detto, in quel tragico scenario da tranquillo paese argoviese, spunta il triangolo. Lei, lui e l’altra. La perfida altra, l’amica gelosa … non l’amica speciale … ma quella cattiva che ingelosita, perché a sua volta, una relazione con il ragazzo l’aveva avuta, non ha trovato meglio – avendo avuto accesso ad una delle immagini compromettenti – che ritrasmetterla. Cosicché la foto intima di Céline, in men che si dica, è stata vista da 500 persone. Ed è stato l’inizio della fine.

Ora dico … Céline è morta, tenero angelo che nessuno ha saputo proteggere in tempo. Ma oltre al danno e alla terribile sofferenza dei genitori, anche la beffa. Dopo la condanna dell’amica, anch’ella a lavori di pubblica utilità, il Tribunale di Dietikon non ha ritenuto di dover essere più severo con il 17enne che aveva, sotto forte pressione, ottenuto le foto dalla ragazzina suicida. Anche per lui sette blandi giorni di lavori di pubblica utilità di cui tre sospesi. Per i colpevoli di cyber bullismo, tutto è bene quello che finisce bene, insomma, non è colpa di nessuno se un’adolescente, forse un po’ fuori di testa, ha preferito la vita alla morte.

Beh, a me come mamma e nonna sale la rabbia … anni orsono per una semplice banalità (piccola infrazione al codice stradale se ben ricordo), mio figlio secondogenito fu anche lui condannato a alcuni giorni di lavori di pubblica utilità … forse addirittura dieci … Va detto che non si era reso colpevole di nulla di grave, tantomeno di una morte così evitabile.

Céline che dire … riposa in pace e … se puoi perdona un sistema giudiziario che, minorenni o non minorenni, mi sembra abbia agito con leggerezza. Poiché per ottenere e pubblicare selfies, diciamo non propriamente castigati, il minorenne in questione, a parere mio, non aveva un comportamento del tutto consono alla sua età!

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