Un’insalatina, per favore

Di

Arrivo al ristorante alle 13.30 con una fame immensa. Due giorni di dieta e non ce la faccio già più. La bava mi scorre dalla bocca mentre leggo avidamente il menù: fantasie di paccheri ai crostacei, pappardelle al ragù di cinghiale. Tengo duro e scelgo un’insalata mista con pollo grigliato. Sarà buonissima, lo sento, mi convinco. E il mio giro vita sorride soddisfatto. Il piatto si presenta con un fondo di insalata piena di acqua, un pomodorino cherry tagliato in due, petti di pollo grigliato che sembrano tranci di calamaro per colore e consistenza. Sconfitta, punto sulla salsa, adoro le salse. Questa è francese, dozzinale, comprata nei peggiori supermercati. Mangio tutto, perché ho fame, cazzo,  e penso che vabbé un vantaggio c’è, spenderò di sicuro poco. Infatti arriva il conto: 25.—. E ho scelto pure acqua del rubinetto.

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