Andata e ritorno ai tempi del Covid-19 pt. 2

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(leggi qui la prima parte)

Marrakech. È mercoledì 11 marzo. È deciso, voliamo in Francia! Abbiamo dei posti su di un aereo per l’indomani pomeriggio. Almeno così arriviamo in Europa, che dato la situazione non è poco, e da li vedremo. Easyjet e anche le altre compagnie comunque ci confermano che tutti i voli da e per l’Italia, anche da Parigi, sono annullati. La fortuna però ci assiste ancora, questa volta sotto forma di una cara amica italiana. Angela, santa donna, lavora da casa e riesce a verificare e prenotarci un treno che dalla Gare de Lyon ci porterà in stazione Garibaldi a Milano e da lì, con un altro treno, sino in Malpensa.

Quasi soddisfatti di questa soluzione ci rechiamo in centro a Marrakech, avevamo riservato un albergo nella Medina, da dove partiamo per visitare il centro storico, la splendida e popolatissima piazza Jamaa el Fna, la Coutoubia (la moschea più importante della città) e l’affollatissimo suk, il mercato centrale dove tutti, marocchini e turisti, sono molto rilassati, nessuno utilizza precauzioni di sorta, nessuna distanza tra le persone, men che meno mascherine, neppure i soliti giapponesi che spesso capita di vedere anche a Milano pur in tempi non sospetti indossare mascherine.

Sino ad ora, al di fuori degli assembramenti in aeroporto a Marrakech, abbiamo incontrato il Coronavirus solo parlando con gli albergatori preoccupati delle ripercussioni che già sta avendo il turismo, rinunce a viaggi, prenotazioni cancellate. L’argomento è stato comunque sempre affrontato in modo per nulla allarmistico anzi, secondo i nostri interlocutori in Italia si sta prendendo troppo sul serio il problema, grave si, però…

La sera quando ritorniamo in piazza Jamaa el Fna per cenare e ci accorgiamo che la questione virus è già diventata un momento di scherno, di presa in giro degli italiani da parte dei tanti imbonitori accalappiaturisti che si vedono rifiutare le loro avances commerciali quali acquisto di oggetti vari, proposte di locali per cenare in quella terrazza o bancarella, o altro ancora.

Il 13 marzo partiamo da Marrakech verso sera, ci controllano la temperatura corporea, altri accorgimenti non ne vediamo, siamo tutti assembrati alle porte d’imbarco, sul bus, sull’aereo, nessuno adotta protezioni particolari tranne qualche passeggero che indossa la mascherina. All’arrivo al “Charles de Gaulle”, verso le 22, stessa storia, controllo temperatura da parte di operatori mascherati e per il resto nulla. Gli addetti allo scalo si comportano con le solite modalità; certo è che le notizie sull’Italia che ci arrivano dalle nostre famiglie o che leggiamo in internet sono di tutt’altra natura e severità.

ll treno che ci riporterà in Italia, sempre se le frontiere saranno ancora aperte, partirà dalla Gare de Lyon solo alle 6 e 30 del mattino seguente e di conseguenza ci accampiamo alla meno peggio in aeroporto in attesa di prendere un taxi. Poi, proprio non ce lo aspettavamo, alle 4 i tabelloni orari riportano un volo per Milano in mattinata. E’ una sorpresa anche per gli addetti delle compagnie aeree, di fatto è un cosiddetto “volo di rimpatrio” attivato per far rientrare gli italiani all’estero: viaggeremo molto larghi, solo venti passeggeri, qualcuno con la mascherina, la maggior parte no, neppure i membri dell’equipaggio. Viaggiano con noi anche dei ragazzi che arrivano da tre giorni a Eurodisney, anche loro riportano note di assoluta normalità: grandi assembramenti, giostre prese d’assalto, ecc.

(Continua…)

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