Andata e ritorno ai tempi del Covid-19

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Siamo partiti dall’Italia, da Cuggiono in provincia di Milano per il Marocco, lo scorso 4 di marzo quando ancora le difficoltà per il Coronavirus erano agli inizi, allora soltanto pareva una questione lontana nello spazio (era relegato in Cina) e anche nel tempo (ricordando atteggiamenti da guerra civile), tuttalpiù un’influenza un po’ più severa del solito. Eravamo iscritti alla “Merzouga marathon”, no, niente a che vedere con la mitica “Marahon de sables” che si svolge sempre in Marocco ma conta 250 km da correre in autonomia in 5 tappe di cui una lunga ben 82 km. Insomma, un mito per tutti i runner che preferiscono le montagne e i deserti all’asfalto.

Quella a cui eravamo iscritti noi, la “Merzouga Marathon” dell’8 marzo, ne conta solo 35 di km tra piste e dune ma si svolge anch’essa nell’incantevole ambiente delle oasi del sud del Marocco, quello dal quale al confine con l’Algeria manca davvero poco, lo si capisce anche dall’incremento di caserme e militari.

L’hammada, il deserto di roccia, e l’erg, quello di sabbia con le dune perennemente in movimento grazie all’azione del vento è un ambiente incantevole e selvaggio che ti riporta ai primordi, almeno questo era il mio sentimento quando ero lì.

Ero già stato a Merzouga, in auto, in moto e per due volte anche in bicicletta: quest’anno mi sarei integrato in quello scenario da favola correndo a piedi…

All’arrivo all’aeroporto Mohammed V di Marrakech compiliamo una scheda dove ci vengono richieste banali informazioni sullo stato di salute, sull’eventuale transito in Paesi affetti dal Coronavirus e ci viene rilevata la temperatura corporea; il tutto in modo molto rilassato e tranquillo.

Purtroppo due giorni prima della gara il comitato organizzatore decide di sospendere la gara a causa dei possibili rischi di contagio, subiranno la stessa sorte la “Marathon de sables” programmata per aprile e tante altre; non ci resta che continuare a fare i turisti. Dopo qualche giorno apprendiamo che il Marocco ha chiuso le frontiere con l’Italia, sono assolutamente vietati tutti i viaggi da e per il Belpaese; è la reazione del regno magrebino alla decisione del governo italiano di proclamare zona rossa tutta la penisola.

Abbandoniamo velocemente la costa atlantica e ci dirigiamo verso Marrakech dove in aeroporto troviamo un enorme caos, una massa di persone che non sa cosa fare.

In quei momenti di caotica difficoltà, di compagnie aeree che non sapevano cosa raccontarci, di informazioni date e contraddette nel giro di pochi minuti è doveroso menzionare l’assistenza che il Consolato italiano di Marrakech ha offerto a quelli che come noi erano persi e spersi nei saloni dell’aeroporto mettendo a nostra disposizione una sua funzionaria. Non è che potesse fare molto, ma fornirci in tempi più veloci le decisioni ufficiali del governo, le reazioni degli altri Paesi, consigliarci alcune scelte è stato fondamentale: un grazie particolare a Ahjar ed alla sua pazienza e professionalità! È grazie a lei decidiamo di prenotare un volo che ci porterà a Parigi giovedì scorso, 12 marzo, perché la Francia è stata tra le poche nazioni che ancora non avevano chiuso i confini con l’Italia…

(Continua…)

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