Bolsonaro e la distruzione amazzonica

Di

Già preso di mira per il suo atteggiamento menefreghista verso la minaccia che rappresenta il Coronavirus per il suo Paese mentre è proprio di questi giorni la notizia che l’epidemia si sta diffondendo nelle favelas di Rio de Janeiro, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro è accusato da un collettivo di avvocati e militanti dei diritti dell’uomo del suo paese d’incitazione al genocidio di 300 popoli indigeni dell’Amazzonia. Una petizione che circola attualmente sul web chiede di sostenere la loro richiesta alla Corte penale internazionale dell’Aja di aprire un’indagine contro di lui.

Una petizione a sostegno del rapporto di denuncia

Il rapporto di 71 pagine redatto dal Collettivo brasiliano degli avvocati dei diritti dell’uomo (CADHu) e dalla Commissione di Dom Paulo Evaristo “Amici dei diritti dell’uomo” è stato consegnato a fine novembre 2019 alla Corte penale internazionale dell’Aja. A sostegno del rapporto, la petizione indirizzata a Fatou Bensouda, la procuratrice generale della Corte circola in questi giorni sul web. Ha per scopo di raggiungere le 150mila firme e lunedì mattina ne aveva raccolte più di 145’000 in tutto il mondo.

Stando agli autori del rapporto che hanno indagato presso le popolazioni indigene, il governo brasiliano sarebbe colpevole di “gravi violazioni dei diritti umani, incitazioni al genocidio e attacchi sistematici contro le tribù amazzoniche.” Figurano nel collettivo di difesa degli indigeni sei ex ministri del governo le cui speranze sono ora tra le mani della procuratrice Bensouda.

“Infatti il nostro sistema nazionale non ci permette di condurre un’inchiesta indipendente e imparziale del presidente Bolsonaro” dice Eloisa Machado, professore di diritto costituzionale sulla Piattaforma “Pétitions” mentre José Carlos Dias, già ministro della giustizia aggiunge: “Le misure adottate dal governo Bolsonaro mi fanno pensare a quelle prese dalla dittatura!”

Indigeni trattati da “animali da zoo” e “uomini preistorici”

L’obiettivo chiaramente dichiarato del presidente brasiliano sarebbe lo sfruttamento delle zone protette abitate dagli indigeni per lasciare alle compagnie minerarie, le imprese forestali, le industrie della soia, l’allevamento del bestiame, la coltivazione della canna da zucchero la possibilità di devastare a loro piacimento i territori e le foreste dei popoli indios. Infatti il 5 febbraio scorso, il governo Bolsonaro ha sottoposto al suo parlamento un progetto di legge in quel senso. Gli indigeni però stanno lottando per resistere a tali soprusi e esigono il rispetto dei loro diritti iscritti nella Costituzione nazionale mentre Jair Bolsonaro starebbe portando avanti campagne denigratorie contro gli autoctoni ritenuti “animali da zoo,” “uomini prestorici” oppure “ostacoli allo sviluppo del Paese”!

Stando all’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE), il bilancio annuale della sua politica si tradurrebbe in 9166 chilometri quadrati di foresta disboscati o incendiati, ossia, da quando è stato eletto presidente, il tasso di disboscamento è salito del 85%! In seguito alla pubblicazione di queste cifre poco edificanti, Jair Bolsonaro ha licenziato su due piedi il direttore dell’INPE e ha ribadito che militanti ecologisti e ONG straniere sarebbero invece responsabili dei devastanti incendi che hanno distrutto vaste superficie della foresta amazzonica …

Denuncia degli indigeni davanti all’ONU a Ginevra

Il Collettivo di difesa ha quindi chiesto alla Corte penale internazionale dell’Aia di aprire un’inchiesta preliminare e di raccogliere informazioni presso i governi dei vari Stati brasiliani nonché di altri paesi, delle Nazioni Unite, di altre organizzazioni intergovernamentali nonché delle ONG e di altre fonti per decidere se l’apertura formale di un’inchiesta deve essere approvata o meno.

Stando al rapporto inviato alla Corte internazionale, “le azioni e le manchevolezze del presidente Bolsonaro per quanto riguarda il diritto dell’ambiente in Brasile possono essere considerate come degli attacchi contro i civili”. Inoltre ad inizio marzo, una delegazione dei rappresentanti dei popoli indigeni ha denunciato omicidi e sfratto delle loro terre davanti al Consiglio dei diritti dell’Uomo dell’ONU a Ginevra.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!