Cambierà tutto

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Una cosa prima di tutto. Il virus non passerà. Si ridurrà, contrarrà il numero dei contagi a causa delle distanze sociali, ma rimarrà latente. Le epidemie di ritorno se torniamo alle vecchie abitudini sono, se non una certezza, una probabilità molto forte.

Scenari ragionevoli riferiti all’Italia (noi possiamo seguirne l’andamento con un ritardo di una decina di giorni) parlano di un picco che si starebbe raggiungendo in questi giorni (e i dati parrebbero confermarlo) con un calo progressivo nei seguenti 15/20 giorni. Se tutto va bene, la fine dell’emergenza, non dell’epidemia, si avrebbe intorno a fine aprile.

Questo significa che le strutture sanitarie non saranno più vicine al collasso e che il numero dei nuovi contagiati si ridurrà fortemente, stessa cosa per i decessi e i ricoverati.

Per evitare immediatamente un contagio di ritorno, occorreranno un’altra quindicina di giorni, mantenendo le misure draconiane attuate oggi. Misure che si potranno presumibilmente allentare intorno al 10 maggio, (il 15 o 20 maggio per il Ticino?).

La ripresa delle attività economiche dunque, richiederà circa un mese, con un aumento graduale. E siamo a metà giugno. Il turismo, solo quello interno, può sperare di raggranellare qualcosa 3 o 4 mesi dopo. Parliamo di settembre/ottobre. Quello internazionale resterà quasi sicuramente in ginocchio fino all’inizio dell’anno prossimo.

Fino alla scoperta di un provvidenziale vaccino, la ripresa delle attività, rischia fortemente di fare ripartire l’epidemia, si presenta così, per i prossimi mesi la probabilità di un sistema che funziona a singhiozzo…a meno che…

A meno che non si faccia tesoro di questa situazione e dei vantaggi che forzatamente ha creato. Non parlo di quelli indiretti, che sono di per se stessi fantastici, come la diminuzione repentina dell’inquinamento o della natura che si riprende i suoi spazi, quelli sono effetti secondari.

Il concetto primario è che abbiamo l’opportunità di reinventarci a livello di sistemi. Il virus ci ha mostrato le pecche e ci impone dei cambiamenti. Prima di tutto economici. Il vecchio assunto dell’economia di produzione e del consumo scricchiola, al reddito da lavoro è più logico sostituire un reddito di base, che dia più autonomia e serenità alle persone. Ci siamo resi conto che possiamo vivere consumando molto di meno. Il sistema sanitario: serve forte, reattivo e performante. Il telelavoro può essere molto più diffuso e ben organizzato, per decongestionare le strade dal traffico e per ridurre gli spostamenti.

Un’economia verde ci rende indipendenti da terzi, cosa non da poco. A picchi di solidarietà abbiamo visto affiancati rigurgiti di egoismo e menefreghismo tra nazioni. Se da una parte Cuba presta medici all’Italia, la Repubblica Ceca sequestra mascherine e respiratori destinati al Belpaese incamerandoli e distribuendoli nei suoi ospedali. La Polonia impedisce agli aerei cinesi di sorvolare il suo territorio, costringendoli così a traiettorie assurde.

Dipendere da altre nazioni per un approvvigionamento energetico, oggi è perciò sempre più rischioso.

Ecco, la speranza è in fondo che il bisogno aguzzi l’ingegno, ma che dia anche all’uomo le basi per ricostruire e riplasmare una società, che mostra, come la vecchia carena di una nave, buchi in tutto il fasciame. Non dobbiamo tapparli, questi buchi, dobbiamo costruire una nave nuova, che rimetta, come nel Rinascimento che seguì la Peste Nera, l’uomo al centro di tutto e non il profitto.

Una nave nuova, intelligente, ecologica e umana, che ci traghetti in questo nuovo secolo.

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