Constantin, lo sport è un virus…sociale

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Altre sono, naturalmente,  le priorità, in primis il grande sforzo che si fa negli ospedali per salvarci la pelle, ma la scelta del presidente del FC Sion Christian Constantin di licenziare in tronco via Whatsapp i 9 mercenari più pagati per aver rifiutato il lavoro ridotto, una prima mondiale, merita due parole. Intanto si noti l’evoluzione: quando noi vulnerabili (over 65) dicevamo che volevamo giocare a calcio, la risposta era “ok, ma nella vita che mestiere vuoi fare?”. Ora siamo al professionismo accettato da tutti, e dunque il calciatore è formalmente un lavoratore come tutti gli altri. In tempi di Covid-19 si tratta però di stabilire se lo Stato (quello che il folle di Dio Pamini e i suoi fratelli vorrebbero abolire) lo debba salvare dal fallimento, visto che il campionato è fermo, gli introiti azzerati.

Intanto, anticipando tutti, Constantin riduce lo stipendio all’80% : si ferma a 12350 franchi al mese, 148200 l’anno. Molti hanno detto: bravo Constantin, pensando allo statuto di semidei di molti campioni, alla loro arroganza, al cattivo esempio che danno in campo con il rifiuto per principio delle decisioni dell’arbitro. Ma, Codice delle Obbligazioni in mano, si può? – e la domanda vale naturalamente per tutti. No, non si può, a meno che ci sia una valida causa di forza maggiore. Il Covid-19 lo è? No ,risponde il sindacato dei calciatori (SAFP), no, risponde il ticinese Brenno Canevascini, uno dei massimi esperti svizzeri di diritto dello sport.

E dunque Constantin rischia di dover fare marcia indietro e magari di lasciarci anche qualche penna, a maggior ragione dopo il pacchetto di misure salva-imprese, deciso dal CF due ieri. Nel quale, in maniera salomonica, vengono assegnati 50 milioni allo sport professionistico, 50 alle associazioni senza scopo di lucro. Dunque, anche lo sport professionistico, secondo il nostro Stato, ha valenza sociale, come qualsiasi altra impresa che muove economia e sentimenti, in questo caso sentimenti, affetti soprattutto. Ed è questo il vero, grande paradosso: nel momento in cui lo sport professionale è al culmine della follia da “libero mercato”, della più bieca avidità commerciale, il suo valore per molta gente è immateriale, etico, puro: i bianconeri o i biancoblù sono la nostra famiglia, il nostro “popolo”, il nostro ideale, la nostra ragione, quasi, di vita.

Come non scomodare il “Barba”  di Treviri, sino a pochi anni fa ancor conosciuto con il suo vero nome, Karl Marx? Ma certo, lo sport – che ha sostituito la religione – è un oppio del popolo, un “Ersatz”, la sostituzione di una vita sociale, solidale che il capitalismo ormai trionfatore ha cancellato mettendoci tutti contro tutti.

Per fortuna nelle leggi c’è, o ci dovrebbe essere, la lettera e lo spirito. E allora va citato  il Borussia di Moenchengladbach che si è autoridotto lo stipendio su forte impulso del capitano svizzero Sommer, in compagnia di altri tre nazionali, Elvedi, Zakaria e Embolo. Risparmio: 1 milione di stipendi al mese, per salvare il club. Molte cose , speriamo, muteranno ,  a Covid-19 -speriamo! – vinto.

Nello sport per esempio va rivisto il tetto massimo da assegnare ai disoccupati: l’80 per cento della paga di un operaio non è l’ 80% della paga di Cristiano Ronaldo. Gli diamo 24, 8 milioni di euro sulla paga annuale di 31? Ma, per questioni di principio, i sindacati europei non osano battere un colpo, nemmeno ora che il libero mercato mostra tutte le sue contraddizioni, dimostrando di non saper rispondere alla disperata domanda di respiratori, mascherine ecc, – prima non prodotti a sufficienza perché la domanda non lo richiedeva, e ora in drammatico ritardo; oltretutto in qualche caso voluto, per alzare il prezzo, speculando sulla pelle della gente.

Ora piangono tutti meno i cinesi che solo grazie allo Stato forte hanno risolto, in parte almeno, il problema. Proprio loro, quelli che secondo i governatore del Veneto Zaia, avevano appestato il mondo perché “mangiano topi  vivi”. Mentre in Italia sono contagiati 27 medici e 2500 sanitari, molto probabilmente per scarsa protezione. La notizia è da verificare, ma pare che a Mantova, secondo il “Fatto Quotidiano”, in un ospedale sono stati usati sacchi dei rifiuti per proteggersi. E ora? Tutti a casa,è l’ultima ratio. Secondo le autorità lombarde (leghiste) anche i senzatetto. Come no. 

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