Coronavirus? Risposta sbagliata

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Avete presente quel suono che segue la risposta sbagliata del concorrente di un quiz televisivo? Quel beep che accompagna e sottolinea l’inciampo, l’errore di chi si ritrova a dovere decidere cosa dire in appena una frazione di secondo, scegliendo fra più di una possibilità? Quel beep in questi giorni è risuonato e ancora risuona di fronte alle risposte che accompagnano ovunque l’emergenza Coronavirus.

Il pressapochismo dimostrato da molti e la sottovalutazione del problema hanno rapidamente fatto dell’epidemia di Coronavirus un problema globale al punto che l’ultimo appello in ordine di tempo dell’OMS parla di milioni di morti se non si cercherà, ora più che mai, di tamponare la diffusione del contagio. Eppure il rischio pandemia è un rischio ciclico.

L’Aids, la Sars, la Mers e l’aviaria sono solo alcuni degli esempi più recenti di come i campanellini d’allarme siano più e più volte risuonati senza che nessuno prestasse grande attenzione alla cosa. In un mondo proiettato a nascondere lo sporco sotto al tappeto, a cancellare la morte e in cui il tempo era ormai piegato al soddisfacimento di ogni nostro desiderio ecco che, proprio il tempo, si è riappropriato delle nostre vite.

Nella penultima conferenza stampa del Consiglio federale, Simonetta Sommaruga suggeriva che tutti noi ci dobbiamo dare una mossa. Noi cosa? Vi dovete dare una mossa. Se in Ticino non ci saranno sufficienti posti letto in terapia intensiva per tutti e arriveremo al tracollo sanitario sarà soprattutto per colpa di strategie e scelte politiche che oggi si rivelano quanto mai sbagliate. E l’essersi giocati la carta dell’esercito ci fa capire quale sia l’attuale stato emergenziale e l’estrema gravità dello scenario di fronte al quale ci potremmo trovare.

L’esercito non è mica la Croce Rossa. E presumibilmente non sarà impiegato soltanto a supporto dell’attività medica e paramedica in ambito ospedaliero. In caso di disordini o di necessità legate al mantenimento dell’ordine pubblico, c’è da scommettere che l’esercito schierato anche in Ticino non se ne rimarrà con le mani in mano. Del resto, tra le ultime misure introdotte dal Consiglio federale, c’è ora anche quello delle multe a chi dovesse riunirsi in gruppo. E il cerchio si restringe anche sull’ultima concessione che dà ora la possibilità a un massimo di cinque persone di ritrovarsi allegramente. Distanza sociale permettendo.

Ma tutto questo sarà davvero sufficiente? Difficile dirlo. Di sicuro c’è che l’immagine della colonna di camion militari che, da Bergamo, trasferivano 60 cadaveri per cremarli altrove, ha fatto il giro del mondo. Un’immagine che dev’essere per tutti di monito. A Bergamo anche le imprese di pompe funebri sono allo stremo a causa delle continue richieste d’intervento. La media di richieste di questi giorni giunte alle agenzie funebri è di oltre dieci telefonate all’ora. Al punto che le bare si accumulano aspettando la cremazione, con una lista d’attesa che sfiora i sette giorni. Bare che accolgono le spoglie mortali di amici, parenti e persone care. Ecco spiegato perché, ora più che mai, ogni risposta sbagliata avrà un pesantissimo costo in vite umane.


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