Dal letame nascono i fior

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Gironzolando su Facebook ho letto questo sfogo, questa riflessione di Chiara Camponovo. Un volto conosciuto, molti di voi la ricorderanno per i servizi e le inchieste a Patti Chiari. Una giornalista d’assalto possiamo dire? Di sicuro una che non si tira indietro di fronte alle difficoltà.

Eppure anche persone che pensiamo forti hanno naturalmente i loro momenti di sconforto. Il prolungamento della quarantena ha dato certo un ulteriore colpo alle certezze di alcuni. Scrive Chiara:

“Stamattina non ce l’ho fatta più. Ero in cucina, ho guardato fuori dalla finestra, e ho pianto, a lungo.
Ho pianto di tristezza, di paura, di delusione, di rabbia.
Ho pianto sentendo il collega dell’RG dare la notizia che si registra un solo malato a Wuhan e dirci che prima o poi finirà.
Ho pianto pensando allo sguardo del mio collega ieri in ufficio, preoccupato.
Ho pianto pensando a Irene, in Norvegia.
Ho pianto pensando al mio compagno, che continua a fare i turni per dare le notizie alla radio, come tanti altri.
Ho pianto pensando ai miei nipoti, che devono vivere uno spavento così.
Ho pianto pensando ai miei genitori, che mi guardano un pò persi, e che escono in giardino a strappare qualche erbaccia con poca convinzione.
Ho pianto pensando al medico cantonale Giorgio Merlani, che ci dice di essere leader di noi stessi, di essere responsabili. Ho pianto pensando al suo sguardo stanco, trasparente, serio.
Vi prego, siate rispettosi.
Vi prego, state a casa il più possibile.”

Vorrei rispondere a Chiara e a tanti altri che magari si sentono soli e sfiduciati. Io ho un vantaggio, nelle difficoltà sembra che riesca a trovare il positivo ovunque, prove dure nella vita mi hanno insegnato a vedere la bellezza anche in un fiore che appassisce, come dice lo Zen.

E allora sorrido, perché vedo come non avevo mai visto bella gente trasparente come acqua di sorgente.

Sorrido perché so che tutto questo passerà, come passa sempre e avrò imparato qualcosa di importante.

Sorrido perché stamattina c’è il sol, e non è mica ovvio.

Sorrido perché le primule spavalde e delicate tinteggiano i prati di macchioline gialle.

Sorrido perché un mio amico a spasso col cane lo ha visto inseguire da un cinghiale e si è preso un bello spavento (il cane meno). E quando me lo ha raccontato abbiamo riso insieme.

Sorrido pensando all’aiuto che posso dare ad amici e ad anziani per farli sentire meno soli.

Sorrido perché la mia famiglia si sta riscoprendo piano, perché ci sentiamo più uniti e incollati e la colla è questo virus.

Sorrido perché i mei gatti se ne fregano e hanno sempre quell’aria come a dire: “ ma perché cacchio vi agitate tanto?

Sorrido perché ieri ho visto due rane che facevano l’amore nello stagno.

Sorrido perché alla faccia di tanti, sono fiero del medico cantonale Merlani.

Sorrido perché so che tanti hanno bisogno di vedermi sorridere, e a me viene naturale, e allora visto che ho solo questo da regalare continuo a sorridere, cerco il sorriso nel profondo della mia anima, perché si nutre di altruismo e della collettività, perché uniti siamo forti.

Sorrido perché penso a quello cha hanno sopportato i miei cari vecchi ormai scomparsi e perché penso che sarebbero fieri di vedermi sorridere.

Anzi, stanno sorridendo insieme a me adesso.

Forse è retorica. Forse è un riflesso. Anche io ogni tanto sono un po’ giù di corda, beh dai, cribbio, siamo umani. Ma ritrovate, cercate il sorriso come un fungo nascosto sotto le foglie. Quando meno ve lo aspettate, trovate un bel porcino cicciotto.

E non tirate fuori scuse dicendo che voi i funghi non li vedete nemmeno se ci inciampate dentro.

Un immenso e radioso sorriso a tutti.

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