Di posti letto e altre catastrofi

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Alla domanda del giornalista del telegiornale della Svizzera romanda che gli chiedeva in quanti giorni i posti di terapia intensiva disponibili in Ticino sarebbero verosimilmente andati esauriti, sommersi da pazienti come sta capitando nella vicina Lombardia, Daniel Koch, il capo della divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica, ha candidamente ammesso che “se si continua di questo passo, verso lunedì prossimo le cure intensive rischiano di essere piene.”

E quindi quali sarebbero le possibili soluzioni? “I pazienti dovranno essere trasferiti altrove, ma questo significa che l’intera Svizzera deve reagire, per non imboccare la stessa strada, per evitare che in tutta la Confederazione non ci siano più posti per curare i malati gravi”. Sono queste le parole del Nosferatu dispensatore di consigli in merito alla pandemia di coronavirus. All’osservazione del giornalista che incalza Koch, facendogli notare come le misure adottate l’altro ieri avranno forse una ricaduta positiva tra due o tre settimane, lui ribatte dicendo che “l’onda di malati evidentemente continuerà, ma questo non vuol dire che automaticamente, gli ospedali in Svizzera, raggiungeranno il punto di saturazioneTutti dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo fare uno sforzo o si andrà verso una catastrofe.”

Una notizia che ha ovviamente inquietato, e non poco, chi dal Ticino ha sentito parlare colui che a Bellinzona era venuto per consigliare e incoraggiare il Governo ticinese nella scelta iniziale di non chiudere nulla o quasi, salvo poi rimangiarsi tutto proprio come Boris Johnson oltremanica. A fargli eco manco ci trovassimo di fronte a uno sketch tragicomico tratto dal film “Scemo e più scemo”, il tanto decantato e santificato Merlani che ha subito tranquillizzato tutti con un: “è da un po’ che noi diciamo che l’andamento della progressione ci preoccupa, abbiamo nelle nostre mani la possibilità di influenzare questa curva, e se facciamo il possibile non si arriverà, almeno non questo lunedì, al collasso. Magari sarà il lunedì dopo o quello dopo ancora.

Già. Come a dire che comunque prima o poi arriveremo al collasso del sistema ospedaliero ticinese. Ed è solo questione di tempo. Una lenta agonia almeno annunciata per tempo, dai. Una magrissima consolazione e un’ulteriore preoccupazione soprattutto in questo momento, in cui è necessario che tutti i nostri sforzi si concentrino nel proteggere le categorie più vulnerabili, le persone anziane e quelle con malattie croniche. Se loro non saranno attaccate dal virus, gli ospedali non saranno sommersi di malati. Perché è questa la ragione principale per cui bisogna evitare di essere noi stessi portatori del contagio.

Una cosa tanto facile a dirsi quanto difficile a farsi. Un assioma cristallino eppure ancora poco afferrato da tutti, così come ci conferma una notizia che ci arriva dalla Lombardia dove il vicepresidente della regione è intervenuto sottolineando come “Con l’aiuto delle compagnie telefoniche, abbiamo potuto verificare gli spostamenti dei lombardi, in questi giorni di emergenza coronavirus. In base ai movimenti tracciati attraverso il monitoraggio delle celle telefoniche risulta, in base alle prime stime che dal 20 febbraio ad oggi il calo dei movimenti è stato del 60%. Ci sono ancora troppe persone che si spostano, corrispondenti al 40% del totale: il consiglio è e resta di rimanere a casa”.

Finché una fetta considerevole di tutti noi continuerà ad avere le abitudini di sempre, senza rendersi conto che così facendo non mette a repentaglio solo la propria salute, ma quella dell’intero sistema, ecco che ogni tentativo di arginare e contenere il contagio sarà solo una chimera. Anche perché, detto francamente, l’impressione non è davvero quella che si stia facendo in maniera davvero rigorosa ciò che andrebbe fatto. Le maglie sono ancora troppo larghe e troppe le eccezioni. Inoltre, addossare tutte le responsabilità sui comportamenti del singolo individuo o della collettività, significa in parte dimenticare che, se il sistema sanitario nazionale è e sarà sempre di più sotto stress al punto di arrivare al collasso, il merito è soprattutto di certe scelte politiche di tagli e risparmi che ci hanno portato dritti dritti fino al presente e sull’orlo del precipizio.

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