Di un 15enne morto non frega a nessuno

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Sembra una scena di “Gomorra”, ma  è reale: Napoli, un 15enne e un 17enne che tentano una rapina con una pistola giocattolo, il rapinato, un giovane carabiniere fuori servizio, non cede il Rolex, spara tre colpi con la pistola, quella vera, il 15enne Ugo Russo cade al suolo, morto. Alla notizia della morte, i familiari e gli amici, in preda alla rabbia hanno devastato il pronto soccorso dell’ospedale. E per i media e i social il vero problema sembra essere questo.

Chiariamo subito una cosa a scanso di equivoci: nessuno dice che sia giusto devastare il pronto soccorso di un ospedale. E, soprattutto, mettiamo fra parentesi la vicenda giudiziaria in sè, se il carabiniere abbia sparato per difendersi o abbia colpito alle spalle: apriremmo un discorso lunghissimo che esula dal tema di questo articolo.

Il punto è un altro: che di fronte a una tragedia del genere, un adolescente morto in modo assurdo, a 15 anni, si ha anche il coraggio di mettere dei “Ma”, “però”, di fare la morale sulla rabbia di chi si vede strappare via un figlio in questo modo. Si pretende di insegnare, non si sa dall’alto di quale piedistallo, quale dovrebbe essere la composta reazione di fronte ad un lutto del genere, probabilmente da parte degli stessi che scrivono “se toccassero mia figlia gli strapperei le palle”, “se capitasse a me gli sparerei”. Si fanno i bei discorsi sull’educazione dei figli, sul dargli quattro scappellotti finchè sono piccoli: come se quattro schiaffoni risolvessero anni, decenni di degrado, disagio sociale, abbandono delle zone a rischio da parte dello Stato e della politica. 

E nessuno, proprio nessuno, si preoccupa di quello che c’è prima di quel “ma”, di un ragazzino rimasto sull’asfalto, come se in fondo se la fosse andata  a cercare, come se fosse GIUSTO che finisse così, con la giustizia fai da te che tanto piace alla destra nostrana. 

E se da certi sciacalli ce lo aspettiamo (Salvini si è subito preoccupato di prendere le parti del carabiniere), si rimane perplessi quando tale perbenismo moralista arriva anche da sinistra, dal sindaco di una delle più grandi città d’Italia, Luigi De Magistris, che dichiarava: 

“La morte di un quindicenne è sempre e comunque una tragedia. Ma è inaccettabile che sia stato devastato, tanto da dover sospendere l’attività, il pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli. Medici e infermieri devono lavorare in serenità per poter curare pazienti in emergenza”

Mezza riga per parlare della morte di un 15enne, il resto per preoccuparsi delle condizioni del pronto soccorso: ed è questa, in fondo, la misura del baratro in cui sia finita la sinistra di governo in Italia. Nessun’analisi sociale, nessuna domanda sul perché un ragazzino se ne vada in giro a rapinare, che non sia puro moralismo, nessuna seria riflessione sul degrado delle periferie e delle zone a rischio (i ragazzi provengono dai Quartieri Spagnoli)

Il decoro e l’ordine: da Minniti e il suo infame Daspo urbano in poi, sembrano essere questi i nuovi valori della sinistra italiana. Nessuno che si preoccupi di quello che succede nelle periferie, da Scampia a Bari Vecchia, allo Zen a Librino, nessuno che si chieda seriamente perché si spacci e si facciano rapine già da ragazzini, nessuno, soprattutto, che si fa venire in mente un vero piano di rilancio sociale ed economico che faccia sì che le mafie smettano di essere il miglior datore di lavoro in quelle zone.

Perché a fare i Saviano di turno, a dire che la camorra fa schifo, a dipingere come barbari sanguinari i ragazzi di Scampia siamo bravi tutti, siamo splendidi nel parlare di legalità: meno bravi siamo a cercare soluzioni, ad andare alle radici del problema, a capire che non si finisce in braccio alla camorra o alla mafia perché è figo o perché, come pensano in tanti, anche a sinistra, piacciono i soldi facili, ma perché di fronte alla totale assenza delle istituzioni, prendere una pistola giocattolo e andare a fare una rapina,  o spacciare a un angolo di strada, appare una soluzione come un’altra, spesso l’unica.

E qui non si tratta di giustificare il crimine, sia chiaro, ma di capire che per strappare manovalanza alla criminalità organizzata e perché il crimine non sia un’alternativa allettante c’è bisogno di scendere dal piedistallo e andare giù, nel fango, a contatto con le classi popolari, di creare delle reali possibilità, delle vie diverse, di dare alternative. Ma, ahimè, la sinistra sembra aver smesso, ormai da troppo tempo, di sporcarsi le mani, di capire i bisogni e i disagi dei più deboli, degli emarginati, che preferisce bollare tutto come barbarie, dispensando perbenismo e moralismo a profusione. Quella stessa sinistra che delle classi popolari è incapace di capire persino la rabbia: perché un 15enne morto in modo assurdo è un fastidio che capita, a Napoli, soprattutto.  

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