Dove sono quelli del “meno Stato”?

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Vorrei sapere dove sono adesso i paladini del meno Stato, i Pamini, i Morisoli, tutta quella cricca di destroidi sovranisti. Quelli che ogni scusa è buona per dare addosso allo Stato , quelli che fregano il popolino dandogli ad intendere che lo Stato, quello con la S maiuscola è un loro nemico.

Guardatevi intorno e immaginate se lo Stato non ci fosse. Se tutti i servizi che lo Stato garantisce coi nostri soldi venisse a mancare. Immaginatevi se si fossero accettati tutti i tagli che questa gente ha voluto (e tanti sono stati fatti). Immaginatevi senza la polizia che verifica che tutto sia sotto controllo, immaginate le frontiere senza i doganieri che garantiscono gli accessi controllati, immaginatevi le scuole e gli asili senza nemmeno quel servizio minimo che danno oggi per i figli di chi non può stare a casa. Immaginatevi i ricoveri senza ausiliari e assistenti di cura, gli ospedali in mano solo al privato che vi chiedono bei soldoni per curarvi come avviene negli USA.

E rendetevi conto tutti, una volta per tutte, che lo Stato siamo noi! Che le migliaia di persone pagate con le nostre tasse, quelle tasse che ci lamentiamo sempre di pagare, garantiscono il servizio che abbiamo adesso in Ticino e in Svizzera. Anzi, altro che servizio, garantiscono la nostra pelle!

Ne sanno qualcosa gli amici italiani, con qualcuno che comincia a dire: se la gente muore è perché qualcuno non ha pagato le tasse, ma soprattutto, quelli che le tasse non le hanno pagate saranno curati lo stesso.

Vero fino a un certo punto, non è solo questione di tasse, ma anche qui di neoliberismo. Le attuali politiche lombarde pagano anni di tagli iniziati con Berlusconi e Formigoni e proseguite coi governatori leghisti.

Ma torniamo a noi. Non solo i paladini del meno Stato tacciono, ma sono i primi a correre a piangere perché quest’ultimo li aiuti, perché cacci i soldi per non fargli perdere troppo terreno. La stessa economia che si lamenta per le pastoie burocratiche, per i sindacati e che avversa le misure di accompagnamento, oggi corre come un maialino affamato alla tetta dello Stato.

E lo Stato paga, elargisce. Lo Stato che siamo noi, per aiutare i dipendenti, gli indipendenti, le economie e i commerci (solo pochi giorni fa la Città di Bellinzona ha stanziato un milione per aiutare i commerci cittadini). Lo Stato , nel bene e nel male c’é. Ma soprattutto, lo Stato è quello che vogliamo noi, e se ha delle pecche nell’aiutarci, è perché noi gli abbiamo posto dei limiti, infinocchiati appunto dai liberisti che ci hanno sempre fatto credere che è nostro nemico.

E questa crisi virale ci ha posti di fronte a un altro fatto: l’immensa fragilità di un sistema economico basato sulle borse, sulle speculazioni, sul capitalismo selvaggio. Sono bastati pochi giorni per far saltare all’occhio proprio quelle gigantesche pecche che il liberismo ci aveva sbolognato come scontate. Sono bastati pochi giorni per far saltare il banco e farci capire quanto il nostro sistema sia avido e inadeguato alla vita reale.

No, nulla è scontato, e finita questa crisi bisognerà tirare le somme. Rivedere il sistema, capire perché dipendiamo quasi per tutto da un’economia dopata, e renderci conto che la presenza dello Stato , e dei suoi controlli, è fondamentale.

Anche il ministro dell’economia Vitta, che da anni prosegue le politiche masoniane liberiste, ci dovrà spiegare come e dove la sua politica è stata d’aiuto ai ticinesi in questa crisi, quanto lo sono stati i tagli al sociale a agli assegni per i bambini, quanta ricaduta c’è stata da quell’economia parassitaria che oggi piange miseria. 

Per decenni vi hanno fregati con la storia che lo Stato è un nemico, quando lo Stato eravate voi. Illusi dal consumo esasperato, dall’avidità, dall’illusione di vincere a Euromillinons. Oggi ci accorgiamo che lo Stato non solo ci deve essere, ma deve diventare un controllore. Per assurdo questa crisi ci ha messo di fronte all’evidenza che la migliore gestione del mostro l’hanno saputa fare i regimi comunisti.

E questo non significa che dobbiamo diventare comunisti, ma che una presenza dello Stato forte è una garanzia di sopravvivenza a volte. Uno Stato debole e liberista, lo vediamo ora negli USA, è totalmente inadeguato a gestire la crisi. E ironia della sorte, sono ora i Paesi comunisti come Cina e Cuba a prestare medici e infermieri alla leghista e liberista Lombardia.

Ecco, chiamo a raccolta i Pamini e i Morisoli, che abbiano il coraggio di dire ora, che lo Stato deve ancora essere sfalciato e indebolito. Che abbiano il coraggio di dire, come fanno alcuni, che è giusto che a sopravvivere siano solo quelli che hanno i soldi.