E adesso troviamo i soldi

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Quarantena fino al 19 aprile. Tutto chiuso e restano aperti solo i negozi di alimentari, le farmacie e le strutture sanitarie. La gente non può più lavorare, faremo qualcosa?

Che dire, chiappe strette, stringiamo i denti e andiamo avanti. Inutile cadere in preda allo sconforto per una situazione che di per se stessa è logica in fondo. Meno contatti, meno contagi, più facile gestione da parte delle strutture sanitarie dell’emergenza. Su questo ormai dovremmo essere in chiaro tutti.

Oggi dobbiamo solo essere grati a gente che si smazza la crisi, agli infermieri, agli autisti delle ambulanze a ai volontari, ai pompieri, ai militi della PC, ai dottori e alla polizia, insomma, a tutta quella bella fetta della nostra società che non ha tempo per coccolarsi i figli sul divano di casa. E sia chiaro che non è mica una colpa coccolarsi i figli, anzi, io lo faccio molto più di prima, semplicemente ricordiamoci che rispetto ad altri siamo dei privilegiati.

Un pensiero speciale vada anche a tutti coloro che non hanno un paracadute, ai piccoli indipendenti, ai lavoratori interinali, alle prostitute, ai musicisti e ai teatranti, insomma, a tutte quelle persone che non possono fare capo in qualche modo a sussidi o a indennità di guadagno ( e mi scusino se ho dimenticato qualcuno), con la speranza che lo Stato decida di sopperire in qualche modo a quella che è, anche finanziariamente e per molti, una situazione disastrosa.

Oggi è il momento di decidere quali sono davvero le priorità. Senza voler fare i populisti, i soldi ci sono. La Confederazione è in attivo da tre anni, con cifre che vanno dai due a i tre miliardi di avanzo. L’esercito pensava di spendere decine di miliardi per dei nuovi aerei, ecco, bisognerebbe capire adesso cosa è più necessario, se dei caccia supersonici o dare una mano a persone che sono alla canna del gas, con fatture e affitti da pagare (quelli non vanno in quarantena). Bisogna capire se è utile essere protetti da un’aviazione che fa comunque capo ai francesi per il pattugliamento aereo o se è più importante sopperire alle profonde e dolorose perdite finanziarie della popolazione dovute alla prolungata quarantena.

Se poi domani ci saranno i soldi per gli aerei, bene, ma prima bisogna pensare alla sanità e a dei paracadute per chi non ce li ha. Per paradosso, in queste ore vediamo mobilitare l’esercito per un’azione di pace e non di guerra, e questo dovrebbe farci davvero riflettere. Ci dovrebbe far pensare cosa vorrebbe dire avere una protezione civile fatta di professionisti, con attrezzature all’avanguardia e con la capacità immediata per far fronte alle crisi.

Insomma, questa crisi ci dice una cosa importante e ce la dice gridando: prima viene la gente. Poi la Borsa e le speculazioni finanziarie, poi l’esercito, poi altre cose meno necessarie nell’immediato. A restare aperte le strutture davvero necessarie, che forniscono due cose fondamentali: cibo e cure. Che con un tetto sulla testa sono, ricordiamocelo, le vere cose che contano. 

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