Fine di una dinastia 

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Attilio Bignasca ci ha lasciati. Il Ticino leghista dice addio al “Conte zio”, protagonista suo malgrado della politica cantonale degli ultimi 25 anni e che era in realtà un sofferto successore del fratello.

Attilio ha fatto politica ma non ci si trovava a suo agio come Giuliano. Spesso le dichiarazioni erano quasi estorte. Attilio era schivo dove il fratello era sempre presente, all’energia di Giuliano, Attilio compensava con una pragmatica ragionevolezza.

Non è stato il virus a portarsi via il secondo dei fratelli Bignasca, ma una lunga malattia che ha avuto il suo epilogo ieri. A novembre, Attilio si era già ritirato dal Gran Consiglio, in cui era deputato, anche se erano anni che la sua presenza era più un atto dovuto agli altri leghisti che una vera convinzione. L’impressione che non ci ha mai lasciati era che Attilio, in fondo, fosse salito sul carro del fratello più per dovere e per destino che per convinzione. 

Oh si, negli anni ha sposato le istanze della Lega, e i successi continui della macchina messa in moto dal fratello non gli sono certo dispiaciuti. Ma soprattutto ultimamente, e dopo aver rilevato lo scettro, sembrava più stanco e meno deciso. Insomma, Attilio ha portato avanti per dovere una dinastia, che ha poche possibilità di sopravvivere al disfacimento dell’impero.

Con la morte del Conte Zio (come veniva amichevolmente chiamato dagli altri leghisti), o del fratello del re sarebbe meglio dire, termina la dinastia Bignasca. Come spesso capita nelle monarchie il “dopo” Bignasca è incerto. La Lega era ed è oggettivamente strutturata come un feudo, con un re ormai defunto da tempo e il fratello reggente, Attilio, che ha cercato di tenere insieme il regno mentre i signori della guerra cercavano di decidere chi sarebbe succeduto.

Ma perché parliamo della fine di una dinastia? Attilio in fondo, era l’ultimo simbolo di un passato glorioso a cui Boris non appartiene. Il ruolo di delfino del piccolo Bignasca ha perso vieppiù forza col passare degli anni, Boris si è rivelato inadeguato e non ha l’autorità invece riconosciute al padre e allo zio.

La Lega, ora in perdita di consensi, non riesce più a coagulare intorno a un leader le sue schiere. La dimostrazione sono le faide interne, negli ultimi anni nemmeno tanto mascherate, tra i potenziali successori. Ora ad avere in mano le redini dell’azienda è la cugina di Boris e figlia di Attilio, Antonella, eminenza grigia della Lega, una personalità che non ama le luci della ribalta ma non per questo è meno presente nelle stanze del potere. Ai disaccordi tra Antonella e Boris, si aggiunge il gelo tra  Michele Foletti e Lorenzo Quadri. Quello che fino a pochi anni fa era un movimento compatto senza sbavature, oggi vive di fughe in avanti, dichiarazioni al vetriolo (come dimenticare il “bimbominkia” di Foletti rivolto a Boris) e guazzabugli parlamentari.

Una volta si diceva, il re è morto, viva il re. Il problema è che dopo Attilio, di re non ce ne sono. E la storia insegna cosa accade agli imperi quando chi li ha creati viene a mancare. 

Una certezza è che la scomparsa di Attilio, conclude un ciclo. La sua dipartita durante una delle peggiori crisi vissute dal nostro Paese dal dopoguerra è foriera certo di cambiamenti, lo sarà per tutti, ma soprattutto per la Lega.