Forse…

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Quando ero bambino – mezzo secolo fa, ahimè – nel paese di montagna dove sono nato e cresciuto (Olivone) le auto in circolazione erano poche e noi scorrazzavamo liberi e spensierati, padroni delle strade.

In inverno eravamo capaci, con le slitte, di rendere impraticabili alcune strade – che grazie ai nostri passaggi diventavano lastre di ghiaccio – ad auto e pedoni. Non si spargeva sale in abbondanza come ora, al massimo una qualche buonanima stendeva un po’ di sabbia per permettere agli anziani di attraversare. Attorno ai 10 anni mi sono recato a Bellinzona per la prima volta con mia madre. A me sembrava una cosa incredibile: auto e persone dappertutto, negozi; insomma, uno stress.

Mia madre era tranquilla, ma lei era cresciuta a Londra e quindi Bellinzona doveva sembrarle un paesino. Sì, già allora le persone si spostavano, ma per lavoro. Mia nonna (cuoca) e mio nonno (cameriere) si sono incontrati a Londra dove lavoravano in un albergo.

Passiamo al presente. Alcuni giorni fa un amico mi ha raccontato che alcune ragazze un sabato sono andate a fare la spesa a Barcellona. Ho dovuto farmi ripetere la cosa perché mi sembrava incredibile. E invece è vero. Sono partire alla mattina presto da Milano con un volo andata e ritorno costato pochi euro.

Perché questa lunga premessa personale? Perché credo spieghi bene com’è cambiato il mondo in pochi decenni. La globalizzazione, e oltre 7 miliardi di persone, hanno reso il mondo un grande villaggio, nel quale spostare merci persone e informazioni è la prassi. Le nostre abitudini sono cambiate profondamente. Non è più necessario andare a Bellinzona a comprare cose che non si trovano nel piccolo villaggio di montagna; bastano alcuni minuti su uno dei tanti siti di acquisti online.

Sei stufo della polenta? Nessun problema: puoi comperare un Big Mac, o puoi trovare facilmente un ristorante che ti offre cibo giapponese, cinese o messicano. Puoi mangiarti un filetto di struzzo, di canguro o di carne argentina. Non dimentichiamo poi le vacanze, fondamentali per la vita sociale, perché se non viaggi perlomeno un paio di volte l’anno in paesi esotici sei uno sfigato.

Forse, e sottolineo il forse, questo virus invisibile e apolitico, potrebbe farci comprendere che è arrivato il momento di cambiare.

L’immagine più significativa è quella che mostra i livelli di inquinamento nei cieli cinesi ed europei prima e dopo lo scoppio della crisi. L’arresto dei voli e di buona parte dei traffici automobilistici ha reso l’aria di nuovo pulita e quello che non sono riusciti a fare i vari accordi sul clima, lo sta facendo un invisibile virus. Sicuramente molte compagnie aeree chiuderanno i battenti –dipenderà molto dalla durata della pandemia – e questo porterà ad un aumento del prezzo dei biglietti, il che è positivo perché, ad esempio, renderà impensabile andare a fare la spesa a Barcellona o decidere di passare un semplice fine settimana a Parigi o a Londra.

Forse ci farà capire che è meglio fare una passeggiata, leggere un libro, giocare con i propri figli o coltivare il proprio orto (magari in comune con spazi messi a disposizione dagli enti pubblici) invece di passare i fine settimana nei centri commerciali ticinesi e italiani.

Forse ci farà capire che non possiamo continuare a tagliare le spese pubbliche (tra cui quelle della sanità) perché bisogna assolutamente risparmiare affinché le risorse vadano alle imprese private che devono essere “competitive”. Perché poi, durante le pandemie, ci troviamo con scarsità di personale, di posti letto e di mezzi finanziari. I cinesi hanno costruito alcuni ospedali in una decina di giorni, noi non sembriamo in grado di farlo e non abbiamo (credo) nemmeno più gli ospedali dell’esercito che potrebbero essere utili nelle situazioni di emergenza, molto più utili dei nuovi aerei da combattimento.

Naturalmente questa è una speranza personale, anche se verosimilmente tutto tornerà come prima a causa di un qualche post o tweet del primo influencer ci dirà che nulla deve cambiare. Per ora siamo costretti a rimanere in casa e ad affrontare le nostre debolezze da privilegiati (pensate a come dev’essere la situazione in Africa o per i profughi siriani) e magari qualcuno si renderà conto di quanto siamo fragili e comprenderà che per sopravvivere dobbiamo modificare le nostre abitudini. In fondo è bello pensare che un barlume di lucidità possa emergere da questa catastrofe, anche se …

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