Gazzosa mia, non ti riconosco più

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L’odore di un cervelat alla griglia. Quello di un bratwurst, pure lui inconfondibile. Oppure il gusto dolce e speziato delle patatine alla paprika. Sono solo alcuni dei sapori e dei profumi, il cui ricordo molti di noi hanno lì, gelosamente custodito in un cassetto della memoria, manco si trattasse di un vino pregiato affinato in barrique. Come un brandy delle grandi occasioni. Un elisir da centellinare con estrema parsimonia, temendo che si consumi. O, peggio, che una volta finito il rischio maggiore potrebbe rivelarsi quello di non ritrovare mai più quel bouquet di fragranze, quel gusto. Da nessuna parte.

Un ricordo spesso figlio di un’emozione, pronta a uscire di nuovo allo scoperto, nel momento in cui qualcuno ci dà un buon motivo per farlo. Ma è mai possibile che una sciagura del genere accada? Che qualcuno possa terremotare la nostra memoria incasinandoci la percezione di luoghi apparentemente inviolabili come siamo convinti che lo siano i ricordi? La risposta purtroppo è sì. Perché la realtà è fragile. Mutevole. Così come lo è la nostra memoria. Soprattutto quando quei profumi e quei sapore che ci seguono fin dall’infanzia, mutano e si dissolvono.

Lo sa bene mio cognato Tommaso che, durante le ultime festività, ha fatto una scoperta che mai si sarebbe aspettato di fare. Per certi versi terribile. La sua gazzosa al mandarino preferita non corrispondeva più a quella che, con indubbio piacere, si era abituato a bere nel corso di buona parte della sua vita. Improvvisamente il suo ricordo non corrispondeva più al gusto, incasinandogli così la percezione di quell’antico piacere. Mio cognato insisteva dicendo che la sua gazzosa al mandarino aveva cambiato gusto. Ne era convinto a tal punto che la cosa meritava almeno una verifica.

Così per chiarire questo piccolo grande mistero ho chiamato l’azienda che la imbottiglia. Mi hanno confermato il dubbio di Tommaso. Effettivamente la gazzosa era diversa. Altre persone avevano chiamato. Da poco era stato cambiato il fornitore delle essenze. Altre volte anche in passato era già accaduto, ma per loro la cosa era del tutto normale. Peccato che adesso della gazzosa mio cognato non ne voglia più sapere. Non solo, per lui ora, invece che di mandarino, sa di sapone e anche le bollicine di un tempo ormai si sono ridotte della metà.

Probabilmente per qualcuno la cosa potrà perfino sembrare una faccenda di poco conto, eppure, se ci pensate bene, noi siamo esattamente i nostri ricordi. Così come pure le nostre abitudini. Ecco perché siamo restii a cambiare ed evitiamo di doverci confrontare con il cambiamento. Con la cancellazione di certi ricordi o di talune abitudini. Perché questo inevitabilmente finisce per dissolvere quelle poche certezze, quelle poche boe sicure, attorno alle quali naviga la nostra vita.