Giorgio Fontana, una saga familiare epica

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«Prima di noi»: una saga familiare epica, una storia bella dall’inizio alla fine. Grandissimo romanzo di Giorgio Fontana.

Arrivare ad un buon punto nella lettura del libro e iniziare ad avvertire un sottile dispiacere, perché la storia ha talmente preso che non la si vorrebbe vedere finita. Ci è accaduto con «Prima di noi», la «nuova creatura» di Giorgio Fontana, un romanzo di quasi 900 pagine. Una saga famigliare epica, una storia che richiama il capolavoro cinematografico «Heimat» di Reisz, o se si preferisce «I Buddenbrook» di Thomas Mann. Con una prima parte che trafigge gli anni, che fa i conti con la Storia (si parte dalla civiltà contadina e si giunge … a noi) ed una seconda che abbandona la temporalità per la spazialità. Si inizia con l’incontro malandrino fra i capostipiti (il bel biondino disertore, che scappa da Caporetto con la figlia del fattore da tutti temuto) per arrivare al vivere oggi dei nipoti e bisnipoti, dispersi per il mondo e con caratteristiche personali una diversa dall’altra. 

Ma la storia dei Sartori, questo il cognome della famiglia protagonista, è anche la storia di un Paese che, nel bene come nel male, ne ha viste parecchie, ne ha dovuto vivere parecchie. Di sue: come l’avvento del fascismo, la Resistenza, le illusioni anarchiche, la strategia della tensione con le diverse stragi, il terrorismo, … . Ma anche di tutti: dalla situazione rurale a quella industriale, l’esplosione delle città, la globalizzazione, la fragilità del nuovo millennio. Con una scelta di personaggi memorabili, ottimamente riassunti dallo stesso Fontana in una sorta di epitaffio conclusivo:

«Pietà dunque per Dario Sartori cresciuto senza madre tra fabbriche e fumetti; pietà per Libero Sartori abbandonato e stoico; pietà per l’adorabile Diana Sartori, la cui arte fu distrutta da un tumore; pietà per Eloisa Sartori che tradì la rivoluzione; pietà per Davide Sartori schiavo della sua stessa libertà; pietà per Renzo Sartori, l’operaio fedifrago che credette nei più deboli; pietà per Domenico Sartori, il ragazzo che tanto amò, ora polvere in Nordafrica; pietà per Gabriele Sartori, il poeta minore, il figlio non voluto: e pietà infine e soprattutto per un ragazzo e una ragazza che si amano in un bosco, mentre intorno la guerra incendia la terra e loro ancora non sanno che lei verrà abbandonata – e ancora non sanno che lui ritornerà. 

Difficile se non impossibile definire una graduatoria tra questi soggetti. Qualcuno commuove (Domenico), qualcun altro stupisce (Renzo) o amareggia (Eloisa). 

Lo stile di Giorgio Fontana (non dimentichiamolo, è giovanissimo: non ha neanche 40 anni!) è di una maturità sorprendente. Con un lessico semplice ma pensato (niente paroloni, nessun lemma a vanvera, un accostamento sostantivo-aggettivo mai banale) tesse un fraseggio pulito, quasi classico. Per un tutto che va a confluire in un’architettura testuale davvero ineccepibile, munita persino di un fil rouge originale, una lettera da «aprire dopo 5 anni». Bello, bello, bello. Si passa dalle rimembranze orali sentite dai vecchi quando piccini, echi lontane ma sempre attuali, a passaggi di filosofia, riflessioni sulla fotografia, sul rock e sul fumetto. Per tacere quella che si intuisce essere la vera passione dello scrittore: la poesia. Insomma davvero «tantissima roba». Eppure la lettura non ne risente, al contrario. Perfetta la definizione di Claudia Durastanti: «Questo romanzo è un proiettile nel Novecento italiano, passa la storia da parte a parte e fuoriesce dal presente, trasformando il lettore, dopo essergli entrato nella testa quanto nel cuore». 

Un romanzo bello perché, al di là di trama e stile, viene subito ammirato per il suo coraggio: in un mondo dominato dai tweet proporre un Grande Romanzo di 900 pagine … è davvero da pochi. In una parola: chapeau. 

«Prima di noi», 2020, di Giorgio Fontana, ed. Sellerio, pag. 896, Euro. 22,00.

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