Greta: la vignetta della vergogna

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Da quando l’attualità mondiale si è focalizzata sul Coronavirus e i suoi spettrali scenari, l’attivista svedese Greta Thunberg è stata un po’ dimenticata dalla stampa. Fino a ieri quando si è scoperto che un’azienda petrolifera canadese ha stampato, su un suo autoadesivo promozionale, una vignetta raffigurante un’adolescente di spalle, nuda, mentre è oggetto di violenza sessuale da parte di un uomo che le tira le lunghe trecce. Sul fondo schiena della ragazza, ben in vista è stampato un nome: “Greta”.

Amore o odio

Da quando nell’agosto del 2018 l’allora alunna non ancora 16enne Greta Thunberg decise di marinare la scuola ogni venerdì fino alle elezioni legislative del successivo mese di settembre, e di sedersi davanti alla sede del Parlamento svedese a Stoccolma per protestare contro i cambiamenti climatici, e iniziò poi a farsi conoscere internazionalmente, non smise neppure un attimo di suscitare passioni e reazioni contrastanti ovunque andasse e qualunque cosa facesse.

Il meno che si possa dire è che Greta Thunberg, questa ragazza piccolina e minuta, dalle lunghe trecce e dai vestiti dismessi, così poco appariscente, non lascia nessuno indifferente. La si ama, la si odia o tutt’al più infastidisce. I suoi ammiratori la lodano per il suo coraggio, la sua determinazione, la sua tenacia, i suoi detrattori la deridono per il suo aspetto fisico – “questa ragazzina mi mette a disagio” ha detto una nota cantante italiana – sorvolando sul fatto che a Greta, quando aveva 13 anni, è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, un disturbo ossessivo-compulsivo che può portare ad un mutismo selettivo e a un deficit di attenzione oppure ad un’iperattività. Da parte degli scettici si è sentito tante volte dire che dietro a Greta c’erano potenti lobby economiche che dettavano alla giovane attivista tutte le sue mosse e che c’erano, ovviamente, i soldi di mamma Malena Ernman, nota cantante lirica e papà Svante Thunberg, attore.

Un disegno sessista e che incita allo stupro

Tant’è. Greta con le sue treccine è riuscita laddove tanti potenti sono falliti. Ha lanciato un movimento studentesco internazionale, “Fridays for future”, che ha preso piede in tutti i continenti, ha attirato l’attenzione dei media e dei potenti di tutto il pianeta, ha parlato davanti alle Nazioni Unite, al Forum economico di Davos, al Parlamento europeo, ha guidato il 20 settembre scorso a New York lo sciopero mondiale per il clima. E mi fermo qui. Non è poco e non è da tutti checché se ne dica.

Però un conto è stato deridere Greta, dubitare del fatto che le sue azioni non fossero pilotate da altri o ritenerle addirittura del tutto inutili e un conto è infangare la sua persona, la sua femminilità, con la vignetta appena pubblicata. Una pubblicazione denunciata dall’operatrice del settore petrolifero Michelle Narang, scandalizzata dall’episodio sessista. Allorquando nel mondo si presta sempre maggior attenzione ai diritti delle donne di essere rispettate e non trattate da oggetti sessuali, il disegno che raffigura l’adolescente svedese violentata di schiena è semplicemente raccapricciante e incita chiaramente allo stupro.

“Significa che abbiamo vinto”

Più indegno però è il fatto che quella vignetta il cui autore non è noto sia stata “recuperata” dall’azienda petrolifera canadese “X-Site Energy Service” per diventare un autoadesivo o sticker promozionale che dir si voglia con il logo della ditta, sticker distribuito ai propri dipendenti … ovviamente uomini! E questa vergognosa vignetta sta ora facendo il giro del mondo. La risposta della 17enne messa così alla gogna non si è però fatta attendere. Con la calma che l’ha sempre contraddistinta, sulla sua pagina Twitter, Greta ha semplicemente scritto: “Stanno cominciando a diventare sempre più disperati. Questo significa che stiamo vincendo.”

Intanto una rete canadese per i diritti delle donne ,“Feminist next door”, ha denunciato: “Agli uomini piace ricordare che, se parliamo, ci meritiamo questo trattamento”! Dal canto suo, contattato dal quotidiano “Huffington Post Canada”, il direttore generale della “X-Site”, Doug Sparrow, si è accontentato di commentare la sua scelta in questo modo: “Non è una bambina, ha 17 anni” … Parole rivoltanti più che sconcertanti e che varrebbero una denuncia. Tradotte stanno a significare: “dopo i 16 anni, una donna può anche essere violentata, signori uomini fatevi pure avanti!”

E infatti lo sdegno è stato immediato e le accuse contro l’azienda canadese sono piovute da parte dei sindacati, della politica e della cultura. A tuttora non è ancora dato da sapere se l’autoadesivo della vergogna è stato messo al bando.

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