La frontiera ai tempi della malattia

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E così scopri che la frontiera si muove, come una bestia. Striscia, rimbalza, passa da sud a nord in qualche ora. Da Chiasso al ponte diga di Melide, al Ceneri, al Gottardo e ritorno. È un attimo. E sorridi anche un po’.

Poi la vedi pararsi davanti a te al supermercato perchè la tipa alla cassa ha dei tratti asiatici e ti dici che il tuo pensiero è irrazionale, ma intanto il muro l’hai tirato su. La vedi al lavoro, la frontiera, perchè c’è qualcuno che lunedì è stato a casa. Deve stare di là. Di là dalla frontiera e non sai nemmeno più bene qual è perchè fino a venerdì eravate seduti uno accanto all’altro.

Qualcuno la scopre all’ospedale, dove dovremmo essere tutti uguali, ma invece no e c’è chi è più malato degli altri oppure non lo è nemmeno, ma è un sospetto. Sta bene, ma subisce la frontiera, la stessa che magari ha fatto subire a qualcun’altro il giorno prima. E la camera di ospedale diventa la sua prigione. E lo rende malato come un pazzo rinchiuso.

E allora rifletti.

Perchè in fondo fino a qualche settimana fa, la frontiera era quella di Chiasso, dai. Negli anni Novanta c’erano troppi balcanici e allora si diceva fosse un colabrodo. E che doveva essere un muro. Qualcuno politicamente corretto diceva che era meglio fosse un filtro. Cambiava forma, la frontiera. Era lì ferma, però.

Mica si muoveva.

E invece ecco che ora ha preso ad essere come un serpente, che si sposta su e giù, qua e là. E in un attimo ti è entrata dentro. E adesso la vedi sul treno, al supermercato, la vedi ovunque. Oggi a te, domani a me. E chissà cosa direbbero gli antropologi degli anni Sessanta, come Frederick Barth, fra i primi ad osare una breccia nelle frontiere dicendoci che si muovono in continuazione nella definizione dell’identità.

E quando ti sposti tu o si sposta qualcun’altro, allora cambia tutto. Perchè l’appartenenza è dinamica. Come quando in Ticino si tifa Germania perchè sta giocando contro l’Italia. Perchè in fondo è tutto così. Solo che adesso c’è la malattia. E allora d’improvviso continui a chiederti da che parte stai, e sembra che la frontiera ti rincorra e non la puoi controllare. Perchè la frontiera è quella della paura. E chissà che da tutta questa storia non possiamo davvero imparare qualcosa.