La Lega scappa dal coronavirus

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Condividiamo l’orgoglio patrio di Boris Bignasca, campione d’Elvezia, eroe delle aspre rupi ticinesi, difensore di insubriche colline prealpine. Ci piace il suo piglio maschio e volitivo, quando chiama il governo alle sue responsabilità, quando implora sordi e tronfi governanti alla chiusura delle frontiere.

“L’unica cosa utile che può fare oggi il Gran Consiglio è affermare con forza la nostra contrarietà alla decisione di tenere aperte le frontiere.

De facto siamo considerati dal Consiglio federale come una provincia della Lombardia. A Berna non capiscono che tenere aperti i confini a tutti i frontalieri – e non solo a quelli indispensabili per il sistema sanitario – pone il Ticino in una situazione di grave rischio.

Il Covid19 non sarà la peste nera, ma richiede in un numero considerevole di casi, un trattamento sanitario importante e continuativo e i posti per curare i pazienti negli ospedali ticinesi, purtroppo non sono infiniti.

È l’ora di misure più drastiche per contrastare il CoronaVirus come esperti del calibro del prof. Burioni chiedono da tempo. Anche la misura della chiusura delle scuole – messa sul tavolo dal dott. Merlani – è da mettere in atto”

Questo chiede a gran voce il rampollo della dinastia leghista. Come non amarlo? Come non lacerarsi le vesti e scoprire il petto offrendoglielo altruisticamente in offerta? Boris Bignasca, compreso nel suo ruolo, lancia un grido accorato a difesa del popolo. Perciò la Lega ha veramente a cuore la questione, no? Ci tiene a sviscerarla nei suoi più infimi e reconditi morbosi angoli. Ecco.

Allora ci spiegano i signori leghisti perché proprio nello stesso giorno hanno votato no alla discussione generale sul coronavirus? Non è che magari va bene sparare fregnacce che poi risulterebbero quello che sono in parlamento, eh?

Che peccato, pensavamo di avere trovato il ranger solitario della Val Morobbia, il Robin Hood del Ceresio e invece avevamo solo uno stalliere che fingeva di fare l’eroe.

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