La morte e le pillole

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Erano solo due le possibilità. Vivere o morire. Pillola rossa o pillola blu. Ma mio zio non ha scelto nessuna delle due, lo ha fatto il virus per lui. (leggi qui)

Il virus ha preso in mano la sua vita e ha deciso per lui: come morire, come accomiatarsi dal resto del mondo, come essere seppellito. Ti concede solo una telefonata. E quella telefonata sancisce il passaggio dall’irreale al reale. Ti rendi conto che è tutto vero, non un gioco, che si muore sul serio e si muore male, da soli, senza uno straccio di amore vicino a stringerti per un’ultima volta la mano. Di colpo ti rendi conto che non potrai più salutarlo, andare al suo funerale, abbracciare i parenti e piangere accanto a loro, con loro. Tutto stravolto, tutto così irreale, assurdo. Puff, scomparso nel nulla. E tu ti ritrovi lì, con il telefono in mano a chiederti se sia sogno o realtà.

Per un attimo, solo un attimo, subentra la rabbia. Contro il mondo, le autorità, i medici, i cinesi, i frontalieri, tutti, perfino il gatto, tutti avrebbero di sicuro potuto fare di più o fare meglio.

Poi però ti rendi conto che non serve a niente. Non è colpa di nessuno. È successo e basta. Di solito agli altri, oggi invece a noi. Tu non ci sei più, zio, e forse, per te tutto sommato è stata una buona morte, dal sonno all’oblio.

Di te rimane il ricordo, la foto in Facebook, le risate, i pranzi in compagnia e le discussioni chilometriche, ogni tanto attaccavi dei polpettoni incredibili, lo sai vero?

A noi invece non rimane che andare avanti giorno dopo giorno, buttando via le pillole, quella rossa e quella blu, che tanto una scelta non l’abbiamo avuta mai.

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