La scuola ai tempi del Coronavirus

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Ha destato molte perplessità fra tante mamme e papà la decisione delle autorità di non chiudere gli istituti scolastici nel periodo in cui sono stati accertati i primi casi del virus anche in Ticino.

Ci si sta spaventando troppo o forse troppo poco? 

Il rientro dalle vacanze di carnevale per allieve e allievi è stato tutto sommato tranquillo. I ragazzi e le ragazze si sistemano ai propri posti, qualcuno è felice di rivedere i propri compagni, qualcuno invece è un po’ giù di ritornare alla propria routine scolastica.

Se i più giovani sembrano non essere poi così toccati dalla tematica che in questi giorni colpisce la nostra regione, non si può dire lo stesso dei più grandi. 

La preoccupazione dei genitori

Qualche banco vuoto c’è e ci sono diverse telefonate in più da parte dei genitori, che chiamano per ricevere rassicurazioni o per comunicare al docente l’assenza della proprio figlio o figlia. Qualcuno tenta la scusa “mio figlio è raffreddato” per non ammettere la paura e rischiare di ricevere una multa. Qualcuno, come riportano anche altre testate ticinesi, invece preferisce essere più onesto e dire che il figlio non lo porta a scuola perché teme possa contrarre il Coronavirus.

Il Decs riferisce che nelle scuole medie e superiori il tasso di allievi che non si sono recati a scuola in questi giorni si aggirava attorno al 10-12%, ossia “quello di una normale epidemia influenzale”.

Il numero sembra invece essere differente nelle scuole elementari e dell’infanzia dove, oltre a molti più bambini compiti da raffreddori o malanni stagionali troviamo anche molti più genitori che hanno preferito tenere i propri figli a casa, come forma (e protesta) di prevenzione.

Intanto, in questi giorni, circola sul web la petizione online (su change.org)  “Chiudiamo le scuole in Ticino” che ha raggiunto fino ad ora 6600 firme.

Schieramenti contrapposti 

Se da una parte abbiamo chi chiede misure più restrittive c’è anche chi si lamenta per l’eccesso di rigore. Come riporta Tio, in una scuola media e provata del Luganese i genitori di tre allievi sono stati chiamati in sede a seguito di un attacco di tosse considerato sospetto. Una di queste mamme  ha dichiarato, ai microfoni di Tio: “Ho dovuto portare via mio figlio e, curiosamente, una volta a casa ha smesso di tossire. Mi è sembrato sinceramente un provvedimento esagerato”.

Manuele Bertoli, direttore del Decs, preferisce placare gli animi: “Le nostre indicazioni sono da leggere con buonsenso. E da applicare solo in caso di febbre o tosse continuativa”. Il consigliere di Stato ha poi fatto un appello al buonsenso dei genitori e, rivolgendosi proprio a loro, dichiara: “Confido che le situazioni si risolveranno, con il dialogo”. 

Aggiornamento: primo caso di Coronavirus in una scuola ticinese

Si tratta di uno studente in un istituto postobbligatorio. Oltre al ragazzo, in quarantena sono stati messi anche i compagni di classe e alcuni docenti.

Ad annunciarlo è il Dss. Ieri le analisi positive al virus.

“L’Ufficio del medico cantonale”, si legge dal comunicato “ha applicato il protocollo. La verifica dei contatti è stata subito avviata. Trattandosi di uno studente, i compagni di classe e alcuni docenti che hanno avuto i contatti più stretti con il ragazzo resteranno a domicilio per due settimane in quarantena. Gli altri allievi e docenti dell’istituto – una scuola professionale – potranno proseguire normalmente le loro attività”.

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