La vita ai tempi del Coronavirus, tra menefreghismo e angoscia

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Nulla sarà più come prima, facciamocene una ragione. Duri quel che duri, la vita ai tempi del Coronavirus lascerà per sempre in tutti noi un segno indelebile. Sia per quelli che la stanno attraversando con disinvoltura se non menefreghismo, e non sono pochi, sia per quelli che la subiscono con angoscia se non con terrore. In tutto il Ticino rimangono ancora troppe le persone che non rispettano gli ordini delle autorità di uscire soltanto in caso di stretta necessità.

Mentre c’è chi come la sottoscritta si rintana in casa, uscendo soltanto per portare fuori il cane e fare la spesa e rinuncia a vedere figli e nipotini sprofondando in una cupa angoscia che l’avvicinare della fatidica soglia dell’età AVS non aiuta, c’è invece chi sorvola con disinvoltura gli ordini governativi. Da quando, sabato scorso a mezzanotte, è stato decretato lo stop di tutti gli esercizi pubblici, palestre, parchi, negozi che non siano alimentari e altre attività, la riduzione del traffico veicolare perlomeno nel mio comune non è andata di pari passo con le avvenute chiusure. 

Ultrasettantenni, ciclisti e macchine ovunque

Dovendo, come detto, e per forza di cose – Fido non ha ancora imparato, Coronavirus o meno, a usare il WC! – uscire con il mio cagnone che per l’inciso di nome fa Achille e non Fido, incrocio negli ameni prati della Capriasca gruppetti di ultrasettantenni quasi a braccetto o poco ci vuole oppure ciclisti in nugoli rigorosamente senza mascherine. Sorpresa in bene invece nel constatare che, malgrado la chiusura delle scuole, bambini e ragazzi in giro se ne vedono pochi o niente. I loro genitori hanno capito meglio dei loro nonni a questo punto.

Anche il volume del traffico non ci sembra poi così sceso a tre giorni dall’entrata in vigore dalla chiusura di quasi tutte le attività commerciali in Ticino. Sarà mai possibile che tante macchine debbano continuare a sfrecciare per le strade delle Capriasca un martedì mattina ai tempi del Coronavirus? 

In giro per il Ticino

Abbiamo tastato il polso di altri comuni in giro per il Ticino e le risposte ci lasciano perplessi: “A Massagno ho visto parecchi anziani a passeggio, bambini che giocavano a pallacanestro nel campetto delle scuole e un bell’assembramento di famiglie sul lungolago di Paradiso” racconta Adriana.  “Troppa gente in giro anche a Cassarate” gli fa eco Maurizio, “e anche di una certa età!” Ribadisce Fiorenzo “A Mendrisio invece, non c’era in giro nemmeno un gatto “mentre Gerhard rilancia “A Locarno e Ascona strade deserte mentre Chiasso era quasi morta …” Stesso eco a Lamone e a Vezia … “dove in giro non c’era praticamente nessuno” … 

“A Lugano” ci racconta Luca, 27 anni, educatore, “oggi non ho visto in giro nessun ragazzo, però se le persone anziane non danno l’esempio, come possiamo sperare che i giovani osserveranno a lungo i divieti?” 

Ora che la Confederazione ha esteso a tutto il territorio nazionale le raccomandazioni già emanate a livello cantonale, resta solo da sperare che ognuno faccia la propria parte per proteggere sé stesso e gli altri. Non sarà per sempre … Il tempo del Coronavirus passerà, ma siamone certi, nulla sarà mai più come prima. E di questo dobbiamo esserne coscienti. Quindi approfittiamo di questa pausa forzata che la natura ferita ci impone, volente o nolente, per riflettere. Per cercare, quando tutto sarà finito, di non ricadere negli stessi errori. Solo così, la vita ai tempi del Coronavirus non sarà stata del tutto sprecata.

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