Le mascherine vanno come il pane

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All’OBI costano sette volte tanto anche se non servono a niente

La mancanza di pane a Parigi fu una delle cause scatenanti della marcia delle donne su Versailles, un episodio fondamentale della Rivoluzione francese: il 5 ottobre 1789 ben 7’000 cittadine portate alla disperazione dalla carestia marciarono durante sei ore per compiere i venti chilometri che separavano la Capitale dalla residenza del re e lo costrinsero a tornare a Parigi. Fu una svolta: la Rivoluzione da quel momento prese la direzione radicale che oggi conosciamo.

Nel 1898, poco più di cento anni dopo, il popolo di Milano insorse contro il governo: le lavoratrici e i lavoratori scesero in strada contro polizia e militari per protestare contro le condizioni di lavoro e il prezzo del pane. Il 7 maggio venne dichiarato lo stato d’assedio e i militari spararono sugli insorti: i dati ufficiali parlano di 83 morti. Molti furono coloro che cercarono di fuggire dalla repressione successiva ai moti attraversando il confine con la Svizzera.

Oggi le mascherine vanno come il pane e – come allora – qualcuno se ne approfitta. E i prezzi magicamente lievitano. L’autorità garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha aperto un’indagine sul ruolo di Amazon e Ebay nell’impennata fino al 652% dei prezzi online di mascherine e prodotti igienizzanti.

Ma c’è qualcuno che se ne approfitta anche da noi: all’OBI di Sant’Antonino si vendono le mascherine con filtro anti-aerosol a 14,90 l’una, quando attualmente il prezzo su Amazon è di circa la metà. E prima della crisi coronavirus queste stesse mascherine con la sigla FFP1 (o Filtering Face Piece), cioè quelle con il minor livello di protezione dalle polveri, costavano all’incirca due franchi l’una a seconda dei negozi.

Secondo un grafico sull’andamento dei prezzi che potete trovare qui (grazie Marco!) fino a febbraio in Italia costavano meno di 20 euro per 10 pezzi.

Le mascherine FFP1 sono meno efficaci delle cugine FFP2 e FFP3: queste ultime, che garantiscono una capacità filtrante del 98% contro il 78% delle prime, hanno normalmente un prezzo che si aggira attorno ai 10 euro (poco più di 10 CHF, dati Altroconsumo).

Tra l’altro, come fanno notare gli esperti, l’uso delle mascherine non è consigliato se non nelle zone dove ci sono prove di un’elevata circolazione del coronavirus e anche in questo caso dovrebbero essere usate da coloro che presentano sintomi respiratori, per evitare la sua diffusione in soggetti sani. Per tutti gli altri è invece raccomandata l’adozione delle misure igieniche che ormai tutti conosciamo.

Nel 1793 la Convenzione rivoluzionaria approvò una legge contro l’accaparramento di merci, per evitare che i prezzi lievitassero, affamando la popolazione. Le pene andavano fino alla ghigliottina per i colpevoli.

In questo caso forse la decapitazione risulterebbe una misura eccessiva. Mi permetto allora di suggerire una visita della polizia tra i reparti che forse basterebbe a evitare queste forme di speculazione inaccettabili. Qui non è il libero mercato in discussione ma piuttosto un atteggiamento responsabile che in tempi di pandemia dovrebbe guidare anche la ricerca del profitto. Altrimenti il rischio è che al popolo vengano strane idee.

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