Le stanze dell’anima

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“Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo”. Chissà se in queste parole e tra le ipotesi di lavoro di Blaise Pascal c’era anche quella che, oggi, da distopia immaginata in tanti romanzi, film o serie tivù si è fatta realtà. Difficile dirlo. Ma, oggi, la vera infelicità sta tutta nell’incertezza che abbiamo di fronte. Nel non sapere quanto tempo ci vorrà per tornare a sorridere, dimenticandoci finalmente della distanza sociale e di tutto ciò che ora ci è imposto e limita la nostra libertà personale. L’inquietudine sta vuoto che non sappiamo come colmare. O che ci ostiniamo a riempire compulsivamente per non pensare ad altro.

Il Coronavirus ha smascherato la fragilità del vivere collettivo, la vacuità del nostro vivere insieme, mostrandoci come di fronte a un pericolo invisibile non ci siano strategie condivise, ma egoismi singoli che affiorano e sgomitano cercando di minimizzare, ridicolizzare la gravità della situazione. O peggio di trasgredire le regole che ci sono imposte. Perché anche di fronte al Coronavirus non siamo per nulla tutti uguali. Il tasso di mortalità accertato non cambia soltanto da nazione a nazione, probabilmente a causa di parametri diversi presi in esame, ma anche tra i sessi. Il rapporto di malati tra uomini e donne è 7 a 3.

C’è poi il fattore intergenerazionale. Chi ha più di 65 anni rischia certamente di più rispetto al resto della popolazione più giovane. Ma sarebbe pericoloso farne solo una questione statistica perché tra i morti da Coronavirus ci sono anche persone che di anni ne avevano ben al di sotto dei 65. Con una polmonite virale non si scherza mai. E non è certo l’età a darci una certezza o meno di guarigione. Anche il gruppo sanguigno pare che conti. Lo zero batte tutti. Ci sono poi gli immunodepressi, i cardiopatici, gli ipertesi, i trapiantati e così via, perché la lista potrebbe essere davvero lunga e mai esaustiva.

La morale è perciò una sola. Pur nelle nostre infinite differenze e diversità, la stragrande maggioranza di noi è vulnerabile. Fallibile. A rischio. Ed è innanzitutto questa la ragione per cui dobbiamo fare squadra, ora più che mai. Cercando di sopperire agli errori e alle mancanze di chi avrebbe dovuto tutelarci e invece si trova in balia delle onde, sulla stessa barca insieme a noi. Di fronte all’epidemia di Coronavirus ognuno di noi è chiamato a metterci del suo. A rimboccarsi le maniche. A farlo sapendo che ogni gesto conta, ogni cautela è il segno di un’attenzione per sé e per gli altri. Il segreto della vita, oggi più che mai, sta nel trovarsi nella stanza giusta. Quella in cui, anche in un presente senza apparenti vie di fuga, alberga la speranza. L’unico modo possibile che ci rimane, per sentirci comunque liberi.

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