Legge sul clima, Greta bacchetta l’UE

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La buona notizia è che l’obiettivo emissioni zero è stato finalmente inserito nella legislazione comunitaria. Quella cattiva è che ci s’impegnerà a farlo entro il 2050. Inoltre, la proposta di legge sul clima adottata dalla Commissione europea, non implicherà nessun obbligo preciso per gli Stati membri. Istituzioni comunitarie e nazioni europee dovranno adottare autonomamente le misure necessarie per raggiungere insieme l’obiettivo. Quindi ci troviamo di fronte all’ennesimo compromesso politico, a una misura con ogni probabilità addirittura inutile, che non è ovviamente piaciuta a Greta Thunberg e compagni.

Senza obiettivi concreti entro il 2030, fondati su dati scientifici, senza misure atte a porre fine ai sussidi per i combustibili fossili, ci stiamo preparando al fallimento. Il momento di agire è ora, non tra dieci anni”, ha dichiarato con una certa amarezza il responsabile di Greenpeace Europa per il clima, Sebastian Mang, prendendo atto dell’immobilismo della massima istituzione politica europea. Emissioni nette pari a zero entro il 2050 equivale alla resa. Significa arrendersi, hanno ribadito altri gruppi di attivisti. E la stessa Greta, giunta in visita a Bruxelles e accolta in pompa magna dalla presidente Ursula von der Leyen ha rincarato la dose.

“L’Ue presentando questa legge per il clima e fissando il 2050 come data per l’obiettivo emissioni zero, di fatto sta dichiarando la resa. Vi arrendete di fronte agli Accordi di Parigi. Vi arrendete davanti alle vostre promesse e in particolare a quella di fare tutto ciò che è ancora possibile fare per garantire un futuro per i vostri figli”, così si è espressa Greta Thunberg di fronte ai membri del Parlamento europeo. “Questo testo – ha aggiunto Greta – ci dà meno del 50% delle possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura a meno di 1,5 C°. Una qualsiasi legge sul clima che non si rifaccia ai dati scientifici più recenti sarà assolutamente inadeguata.”

Parole che sono state accolte con una standing ovation dei presenti, ma che di fatto contrastano con l’immobilismo e i tempi lunghi della politica non solo europea che si trova a dover fare i conti soprattutto con le potenti lobby dei combustibili fossili che ancora frenano di fronte all’ormai inevitabile conversione energetica. Il problema è, infatti, tutto una questione di tempo. E se consideriamo che in Europa, negli ultimi cinque anni, le emissioni sono diminuite appena dello 0,25% annuo, ci rendiamo subito conto di come la politica si trovi troppo spesso a rincorre le soluzioni invece di anticiparle. Come se chiedere a chi ci governa di avere una visione, di saper agire guardando in prospettiva, sia chiedere troppo.

La politica dei piccoli passi, quando invece c’è da correre, non potrà che risultare fallimentare. Eppure tutti noi agiamo esattamente così. Ce lo sta insegnando, proprio in questi giorni, un piccolo “zombie chimico”, quel coronavirus che non è altro che un minuscolo filamento di DNA ricoperto da una capsula proteica, che per riprodursi, per avere una vita propria, ha bisogno di noi e delle nostre cellule, per utilizzarne i meccanismi. Un nemico al quale non va lasciato margine d’azione se davvero vogliamo evitare di rimanerne travolti. Eppure, proprio come per i provvedimenti finora presi pensando al surriscaldamento climatico, si finisce per spegnere la candela quando la casa è ormai già andata a fuoco, straconvinti che fino a quel momento la situazione era assolutamente sotto controllo. E invece no.

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