Luca Crovi ci prende gusto con i romanzi

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Luca Crovi ci prende gusto con i romanzi, e con lui anche i lettori: un gioiellino questo nuovo «L’ultima canzone del naviglio».

Il commissario De Vincenzi, l’investigatore poeta operante nella Milano degli anni del fascismo, è l’eroe seriale dei sempre interessanti gialli firmati da Augusto De Angelis, giornalista e scrittore morto a Bellagio nel 1944. Due anni fa Luca Crovi l’ha resuscitato, il poliziotto beninteso, nel bel «L’ombra del campione» (leggi qui sotto).

Ora lo ripresenta in una nuova avvincente indagine: «L’ultima canzone del Naviglio», sempre per la Rizzoli noir (gran bella collana, questa). La rinascita è sancita dalla bravura, conoscenza, fantasia e sensibilità di un autore che sta conquistando il suo meritato posto al sole nel novero dei giallisti italiani: Luca Crovi. Esperto come nessuno di noir e uomo dalle esperienze incredibili (qui basta dire che da piccolino veniva preso in braccio da Italo Calvino, che gli leggeva le fiabe…). Poi anche sceneggiatore presso la Bonelli, intenditore di musica rock e … in pratica amico e/o conoscente di tutti gli scrittori di gialli. Italiani e stranieri.

Ma veniamo al suo nuovo libro: «L’ultima canzone del Naviglio». E’ bello e coinvolgente, sa parlare al cervello ma anche al cuore, stupisce e fa pensare. Siamo nel gennaio del 1929, a Milano, sotto il dominio del «Generale Inverno» e del fascismo che sta mostrando tutta la sua arroganza. Addirittura tramite i suoi sgherri arriva (fatto storico verificato) a minacciare il maestro Toscanini: alla prima della Scala dovrebbe imporre e dirigere, fuori programma, gli inni al re e al Duce. Lui rifiuta (poi dovrà emigrare negli States) ma … Questo non è che uno dei tanti episodi che animano il romanzo, ricco di fatti e personaggi. Come i «bravi ragazzi» della mala meneghina che non amano proprio i bravacci di Mussolini. O come la donna trovata cadavere sepolta dalla neve, e il barcaiolo che muore in un presunto banale incidente (questa la versione ufficiale). Fatti apparentemente scollegati che però non convincono l’idealista commissario, il De Vincenzi che incurante si mette indagare, collegando e ipotizzando con la sua certificata sensibilità. Il lettore viene trasportato in un mondo duro e suggestivo, pieno di dialetto (anche nostro) e popolato da malnatt della ligéra meneghina, da «prestinee», da «verzee»… Tanti capitoli e tante storie, personaggi che lasciano il segno, magari anche con una frase sola, come nell’interrogatorio di De Vincenzi ad un «malnatt»…

«Lo sai, Negher, che saresti un perfetto poliziotto ?» «E’ l’onestà che mi manca».

… e riferimenti storici ancora attuali …

«Quei giorni tanto intensi avevano permesso a De Vincenzi e Fassina di dimenticare per un po’ la dura esperienza delle trincee che li aveva trasformati in reduci della Grande guerra. Non c’era stato tempo per commuoversi o piangere perché l’emergenza li costringeva a correre da una parte all’altra. I quattrocento letti d’accoglienza da tempo esistenti sotto il tetto della Casa degli emigranti si trasformarono in quattromila. Riuscire a sfamare settantacinquemila persone fu un miracolo. Fra questi poveri in cerca di aiuto c’erano anche più di trecento bambini dispersi. Erano tutti di età inferiore ai tredici anni e furono smistati in altri»

Per non dimenticare dotte citazioni:

«Aveva ragione De Marchi a sostenere: “Pover gent, pover vecc, pover bagaj che gh’han el tort domà de vess nassuu, che piangen per la fam che gh’hann provaa e per quella che fors gh’ann de provà. Pover donn che no se scalden minga assee per vorè ben! Pover dianzen, che non gh’hann la forza de lavorà e nanca quella de robà”.

In certi frangenti Crovi ricorda Maurizio De Giovanni (e lo si dice come gran complimento). Poi, poi c’è un altro nuovo fantastico poliziotto, che non casualmente è siciliano e di nome fa … Camilleri.

«E lei, Camilleri, fino a quando combatterà questa battaglia?» «Finché respiro credo che non abbandonerò quegli innocenti e credo che anche lei, De Vincenzi, si comporterà nello stesso modo. Bisogna solo aspettare il momento opportuno.» «Spesso tocca attendere anni per avere giustizia.» «Un poliziotto non può aspettare, ma un uomo sì. Soprattutto, un uomo d’onore.» …

Un bell’omaggio, quello di Luca Crovi: sincero e per nulla ruffiano. In un romanzo che volentieri consigliamo. Con quello sfondo che presagisce un cambiamento epocale per la capitale del nord: la copertura del naviglio per lasciar passare la metropolitana. E questo giallo che si trasforma in struggente canzone, colonna sonora sui titoli di coda commovente.

«L’ultima canzone del Naviglio», 2020, di Luca Crovi, ed. Rizzoli, pag. 240, Euro. 18,50.

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