Nemici pubblici numero uno

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In questi giorni di pandemia e di scelte difficili mi sento di dire che sono felice. Sono felice di non essere al posto di Merlani, Bertoli, Vitta e De Rosa. Sono felice di non dover prendere decisioni, sapendo che metà della popolazione capirà e l’altra metà mi sputerà addosso, come se fossi il nemico pubblico numero uno. Sono felice di continuare a rendermi conto che il problema non è “scuole chiuse sì o no”, ma siamo noi. Tutti noi, capaci di criticare il lavoro altrui, ma mai in grado di metterci al loro posto.

Posso pensarla diversamente da loro, ed è un mio sacrosanto diritto esprimere civilmente il mio dissenso, ma non dimentico i ruoli: stanno lavorando per noi, stanno facendo del loro meglio, giorno dopo giorno. Dovremmo seguire le loro indicazioni, anche se non le condividiamo. Perché noi, come loro, non abbiamo la verità assoluta, la soluzione al problema. Perché noi non siamo e non vorremmo essere al loro posto.

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