Oh, ridi pagliaccio

Di


Ridi, Pagliaccio e ognuno applaudirà, tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto in una smorfia il singhiozzo e il dolor, Oh!!!! Ridi, Pagliaccio…

La coulrofobia è la paura dei clown, una paura che è innescata dalla mente con un meccanismo psicologico. Tale meccanismo va in tilt quando non riusciamo a decifrare le espressioni di chi abbiamo davanti (il pagliaccio), perché ha la faccia piena di trucco.
Per anni questa paura è stata forse tramutata in astio, ovvero qualcosa di negativo e subdolo verso una ben definita categoria dei persone, le quali oggi non sono riconoscibili perché portano maschera, camice e visiera.

Questi poveri nuovi pagliacci, che arrancano in corridoi dove la stanchezza e l’incertezza della vita la fanno da padroni per anni si sono sentiti dire frasi del tipo: “Bhe non è che si sbattono più di tanto, guarda in quanti sono lì seduti”, oppure “sono in cinquanta in reparto e ci mettono un’ora a rispondere ad un campanello”, o la migliore “da quando gli infermieri sono tutti frontalieri gli ospedali vanno proprio male”…
E il povero pagliaccio cosa ha fatto? Nulla… si è preso del lavativo, dell’incompetente, quando non del ratto…
Non ha fatto nulla il povero pagliaccio, dietro la sua mascherina, ha riso per quelli che gli stavano davanti, giusto per farli sorridere, perché questo era il suo compito.
Oggi tanti di quelli che lo hanno pagato in passato con frasi sprezzanti lo applaudono dai balconi, gli fanno i flash mob, quando non gli fanno addirittura gli striscioni.

E il pagliaccio ride, ride quando lascia a casa i propri cari con la paura di tornare da loro con qualcosa di sgradevole e contagioso, ride quando non sa quando finirà lo show in reparto, ride quando gli dicono che loro sono in prima fila, e ride ancora più amaramente quando sa che lo spettacolo finirà, e allora tornerà (forse), e dovrà nascondere il pianto per raccogliere i cocci del suo dolore, e di una vita passata a far ridere gli altri senza mai ridere di se stesso.
Ridi pagliaccio, di un riso che tornerà ad essere amaro, ma con una consapevolezza nuova, ovvero che si può ridere, ma che i veri ridicoli sono altri…
(dedicato a tutto il personale medico, infermieristico, ausiliario e dei servizi dei nostri ospedali)

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