Quel virus, nemico pubblico numero uno

Di

C’è una verità inconfutabile che il più delle volte taciamo anche a noi stessi: le malattie infettive sono il killer numero uno dell’umanità. Più di 39 milioni di persone sono Hiv-positive, e, nel 2004, 2,9 milioni di persone sono morte di Aids, portando il totale di morti solo per questa malattia a circa 25 milioni. La tubercolosi e la malaria mietono ancora un numero piuttosto impressionante di vittime. Nel 2003, 8,8 milioni di persone sono state infettate dalla tubercolosi e tra queste ben due milioni sono morte.

Ma il bollettino di guerra non si ferma qui. Ogni anno la malaria causa più di un milione di decessi. Inoltre nuove infezioni emergenti, malattie che causano dissenteria, agenti infettanti resistenti agli antibiotici rappresentano una seria preoccupazione per la salute pubblica. Ma allora, considerando la lunga lista di malattie che possiamo incrociare lungo il nostro percorso, perché un’unica pandemia dovrebbe meritarsi tanta attenzione? Soprattutto se pensiamo ad una forma d’influenzale come sembra essere il Covid-19?

Innanzitutto perché esaminando i più di 1’500 microbi conosciuti come causa di malattia, l’influenza resta la prima causa in termini di mortalità. Anche in un anno in cui circolano solo i comuni ceppi virali dell’influenza, si stima che la mortalità sia globalmente di circa 1-1,5 milioni di persone in tutto il mondo. Ecco perché nel caso di una pandemia il numero di decessi aumenterebbe in maniera esponenziale e quindi significativa.

Pensando in particolare all’attuale coronavirus in circolazione e alle sue caratteristiche che vanno a intaccare soprattutto le vie respiratorie e i polmoni, globalmente, a livello sanitario non siamo assolutamente pronti ad affrontare milioni di casi di crisi respiratorie acute in un lasso di tempo ristretto, così come accadde con la Spagnola 85 anni fa. Nelle pandemie del 1957 e del 1968, la principale causa di morte furono le infezioni batteriche secondarie che attaccavano i polmoni già colpiti dall’influenza. Anche se le polmoniti batteriche possono essere curate con gli antibiotici, in caso di pandemia il sistema sanitario rischierebbe comunque di collassare.

L’arrivo di una pandemia influenzale potrebbe cambiare il mondo nel giro di una notte. E lo scenario più simile a una pandemia futura e in parte a quello che stiamo tra l’altro vivendo in queste settimane è ciò che è accaduto con l’epidemia di Sars del 2003. 8’000 persone vennero infettate nel corso di cinque mesi da un nuovo coronavirus umano. Circa il 10% di queste morirono. La Sars ci ha dato un’idea di quanto velocemente un virus possa viaggiare, passando in cinque paesi in appena ventiquattrore, diffondendosi in seguito in trenta paesi nel giro di qualche mese.

L’esperienza della Sars ci ha fornita anche una lezione su quella che può essere la risposta mondiale a un’eventuale pandemia influenzale. Nonostante il ridotto numero di vittime rispetto ad altre malattie infettive, la Sars ha avuto fin da subito un impatto molto negativo sulla popolazione dal punto di vista psicologico. In uno studio della National Academy of Science’s Institute of medicine, l’ente statunitense sottolineava come: “L’alta mortalità, l’alta diffusione, la novità della malattia, l’incertezza che emergeva nella capacità di controllare la crisi, hanno contribuito a creare un allarme generale. Questo panico ha a sua volta avuto delle ripercussioni sui trasporti e sull’economia del turismo come mai prima di allora.

Ma la Sars ha fornito solo un assaggio di quello che stiamo vivendo ora con il Cvid-19, un nuovo coronavirus in circolazione. Cosa potrebbe accadere all’economia mondiale in caso di una vera pandemia? Difficile dirlo davvero. Quello che si sa è che, in Asia e nelle zone del Pacifico, prendendo in esame i sei mesi di epidemia della Sars, sono andati in fumo circa 40 miliardi di dollari. In Canada dove 438 persone sono state infettate e 43 sono morte a partire da una sola persona che aveva viaggiato da Hong Kong a Toronto, la Canadian Tourism Commission ha dichiarato una perdita per l’economia dovuta a questa epidemia di 419 milioni di dollari.

La diffusione epidemica di una malattia e il collasso economico possono destabilizzare i governi, ancor più se si tratta di una pandemia. Il livello di panico diffusosi durante la Sars può solo dare un’idea di quello che potrebbe succedere nel caso di una crisi influenzale con morti e malati sull’arco di diversi mesi. Come per esempio ci ha insegnato l’Hiv, sfortunatamente le persone sono piuttosto indifferenti alle indicazioni di prevenzione, e purtroppo l’indifferenza diventa paura dopo la catastrofe, quando è troppo tardi per mettere in atto misure preventive e di controllo.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!