Quel volo fantasma per Malpensa

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Le compagnie aeree sono costrette a far volare i propri velivoli, con a bordo pochi passeggeri oppure vuoti, per non perdere le proprie rotte di volo. In un tempo in cui ci riscopriamo deboli di fronte alla pandemia ci accorgiamo anche dei tanti paradossi della nostra società.

Restate a casa. Questo il leitmotiv che da settimane risuona nelle case di tutti noi. Se da un lato il Coronavirus ci mette alla prova mettendo dei vincoli alle nostre libertà, dall’altra ci mostra come il rallentamento delle attività industriali e la mobilità abbiano un effetto positivo sull’ambiente.

Nei grandi centri urbani cinesi si è assistito a un calo significativo dell’inquinamento da diossido di azoto, che ha portato a un miglioramento della qualità dell’aria. A Venezia invece, dopo anni, si è tornato a vedere il fondo dei canali, con tanto di pesci che guizzano nell’acqua di nuovo trasparente.

Se sulla terra ferma tutto pare essersi fermato, nei cieli invece qualcosa ancora si muove. Un fantasma sembra aggirarsi sopra le nostre teste. Più di uno, in realtà. Sono centinaia, questi fantasmi fatti di latta che volano, da un aeroporto all’altro, trasportando qualche passeggero in carne ed ossa oppure chissà, altri spettri come loro.

Il fenomeno degli aerei fantasma 

Aerei fantasma. Si chiamano così i velivoli con a bordo nessuno o poche persone. La colpa di questo è da imputare al Covid-19 che, da qualche settimana, fa singhiozzare le compagnie aeree, fra prenotazioni annullate e voli cancellati.

Oltre al danno però, c’è anche la beffa: anche se vuoti, gli aerei devono continuare a volare, o rischiano di non poterlo fare più del tutto.

La regola  “usalo o lo perdi”

Gli operatori, se vogliono mantenere le proprie tratte devono, secondo le normative europee, effettuare una percentuale di ore di volo.

Infatti, in base alle regole attuali varate dall’UE per gestire il traffico aereo, gli slot per il decollo e l’atterraggio degli aeromobili sono assegnate per stagione, estiva e invernale. Se un velivolo ha utilizzato le bande orarie per almeno l’80% del tempo durante una dato periodo, le conserva anche per la stagione successiva. In caso contrario, le tratte vengono riassegnate alla concorrenza.

A seguito dei problemi legati all’epidemia, molti utenti hanno disdetto i propri biglietti aerei e molti altri invece si sono visti cancellare il volo. Eppure, i velivoli da e per il continente europeo continuano ad arrivare e lasciare gli aeroporti. 

Tramite la Presidente della commissione per i trasporti Karima Delli, il Parlamento europeo si è detto impegnato nel trovare una soluzione rapida che metta fine a tale pratica.

La regola del “use it or lose it” è stata sospesa in passato in altre occasioni, come durante gli eventi dell’11 settembre, per il conflitto in Iraq e durante l’epidemia SARS nel 2003.

L’ecologismo che non decolla

Stando alle previsioni comunicate da Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo, il settore potrebbe arrivare a perdere fra i 63 e i 113 miliardi di dollari di fatturato. Un quinto dell’intero giro d’affari mondiale. 

Per correre ai ripari quindi le compagnie aeree buttano all’aria tonnellate di carburante e di soldi, per non perderne altri, a discapito dell’ambiente, ma anche dell’equipaggio, che potrebbe entrare in contatto con il virus durante uno di questi viaggi.

Una situazione paradossale che scopre le pecche del sistema occidentale, troppo impegnato a preservare l’economia invece di occuparsi della salute della popolazione e dell’ambiente.

Mentre tutti noi stiamo quaggiù, un altro fantasma ha preso il volo. E ci guarda. Così piccoli, così fragili, così impotenti dinanzi alla malattia e a un modo di ragionare e di vivere la vita che ci ha ingabbiato.

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