Se questo è un pistola

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Mi permetto di parafrasare Primo Levi, che parla della dignità dell’uomo, per descrivere un uomo che non solo la dignità l’ha persa in qualche canale della laguna, ma agisce sparando fesserie che poi gli tocca rimangiare scodinzolando.

Parlo del governatore del Veneto Luca Zaia. Uno eletto dai veneti, che esportano in Cina per un miliardo di euro l’anno. Uno che rappresenta una regione, il cui turismo è sostenuto quasi per la metà da cinesi. La questione la conosciamo tutti, forse, ma è il caso di spiegarla bene cronologicamente. Zaia, in un’intervista ad uso e consumo dei babbei che lo seguono, fa una sparata che per qualunque politico sarebbe vergognosa:

“Sa perché noi dopo una settimana abbiamo 116 positivi, dei quali 63 non hanno sintomi e ne abbiamo solo 28 in ospedale? Sa perché? Perché l’igiene che ha il nostro popolo, i veneti, i cittadini italiani, la formazione culturale che abbiamo è un regime di pulizia personale particolare. Anche l’alimentazione… Penso che la Cina abbia pagato un grande conto in questa epidemia perché li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi o cose del genere.”

Zaia, che si comporta peggio di un blogger tredicenne, non solo offende uno dei maggiori partner commerciali del Veneto insultandolo, ma si rifà al video di una star dei social cinese, famoso per mangiare schifezze, Crazy Ouba. Ecco, ora, stabilire che i cinesi mangiano topi, (come peraltro i veneti durante la fame della Prima Guerra Mondiale) è come immaginare che tutte le italiane vivono come Chiara Ferragni.

Zaia ci mette poco a rendersi conto di avere fatto una cazzata pantagruelica, probabilmente anche a seguito delle pressioni di quelli che hanno finanziato la sua campagna e che si sono resi conto ora di che besugo hanno a capo della loro regione.

Zaia si dice “dispiaciuto”, dichiara di essere stato frainteso (come cavolo puoi essere frainteso se dai dei mangiatopi a qualcuno?) e aggiunge aceto alla ferita parlando di differenze culturali, come ad esempio tra italiani o francesi e tedeschi, come se, appunto, mangiare topi morti fosse una abitudine cinese che in fondo lui non critica più di quel tanto. Subito giunge una nota dell’ambasciatore dell’ex Celeste Impero, che mette ancora più sulla graticola il governatore:

“In un momento cruciale come questo, in cui Cina e Italia si trovano fianco a fianco ad affrontare l’epidemia, un politico italiano non ha risparmiato calunnie sul popolo cinese. Si tratta di offese gratuite che ci lasciano basiti. Ci consola il fatto che moltissimi amici italiani non sono d’accordo con tali affermazioni e, anzi, le criticano fermamente. Siamo convinti che quelle parole non rappresentino assolutamente il sentire comune del popolo italiano”.

Il livello di panico di Zaia sale. Ricordiamo, centinaia di migliaia di turisti cinesi a Venezia, un miliardo di export. I suoi amici probabilmente gli riducono il telefono a rovente, che se lo appoggia all’orecchio gli frigge la faccia. Ecco allora, poco dopo la letterina di scuse, un piagnisteo vergognoso, un patetico tentativo di rimettere i buoi nella stalla (o i capitoni in laguna). Zaia si spertica in scuse fustigandosi, incensa gli sforzi cinesi nel fermare il virus, accusa gli altri di averlo strumentalizzato (questa è talmente assurda da far sembrare Star Wars il mercato del pesce di Porto Gruaro), si accomuna ai cinesi come vittima del can can mediatico, in un patetico tentativo di fare il socione in stile: vedete che tutti ci odiano? Accusa i social di creare malanimo:

“…quello della cosiddetta pandemia mediatica, come l’ho definita in più occasioni. È innegabile che, già molte settimane prima che il virus dilagasse in Italia e in Europa, sui social di tutto il mondo siano apparse fake news e video che hanno attribuito al suo popolo nefandezze e negligenze di ogni tipo. È questo il substrato che tanto male ha fatto al Veneto e alle sue economie..”

Tipico. È colpa degli altri, non mia che sono stato così merlo da bermi la cretinata dei cinesi che mangiano i topi vista su Twitter e non soddisfatto l’ho detto a tutta la nazione.

Questa lettera è esercizio che dire vergognoso è poco. Fa sembrare Berlusconi, che aveva eretto tendoni e procurato vergini a Gheddafi, un misurato e dignitoso uomo di Stato. Zaia si prostra praticamente supino e ci manca poco che prenda il piede dell’ambasciatore cinese e se lo appoggi sulla testa.

Rimane un fatto abbastanza spaventoso: Zaia è razzista, approssimativo, accetta i peggiori luoghi comuni sulle etnie e parla senza pensare come tanti leghisti (vedi il collega Fontana che si mette la mascherina in un video autodichiarandosi in quarantena).

Nel frattempo in Piemonte, la comunità cinese, con alle spalle una cultura millenaria che già si occupava di astronomia e matematica quando gli antenati di Zaia grugnivano nelle paludi del Po, ha fatto un gesto cortese e gentile, donando all’unità di crisi sanità del Piemonte 6000 guanti di lattice, 1900 mascherine, 660 occhiali protettivi e 30 tute monouso. Probabilmente made in Taiwan, ma a caval donato non si guarda in bocca.

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